<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-294432767687489541</id><updated>2012-02-16T09:37:30.254+01:00</updated><category term='Racconti Erotici / Sadomaso'/><category term='Racconti Erotici / Gang'/><category term='Racconti Erotici / Etero'/><title type='text'>RM Privè</title><subtitle type='html'>RM Privè - Esibizionisti Online - La sexy community per coppie scambiste, cuckold, esibizioniste, foto gallery e video gallery</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://priverm.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/294432767687489541/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://priverm.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Staff</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07061784753137768327</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>11</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-294432767687489541.post-746246648592925356</id><published>2010-10-14T21:24:00.002+02:00</published><updated>2010-10-14T21:26:37.257+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Racconti Erotici / Etero'/><title type='text'>Evy balla da sola</title><content type='html'>&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;Evy si svegliò con un solo pensiero in testa: SESSO! Aveva passato un’intera settimana chiusa in ufficio, impegnata in tediose riunioni, sfibrata da estenuanti trattative. Il suo amministratore delegato aveva insistito perché fosse presente anche lei, la proprietaria delle Industrie Morrigan, nelle trattative per l’acquisizione della TransOrbital Inc, una società di trasporti intergalattici. I proprietari uscenti ci tenevano a conoscere chi, nominalmente, avrebbe rilevato la loro attività, così le era toccato fare la brava ragazza, anzi di più, la giovane donna in carriera, brillante, ambiziosa, tenace, e con uno straordinario senso per gli affari. In realtà aveva dovuto semplicemente frenare la sua esuberante personalità e fingere che ogni singola cifra della contrattazione la catturasse con morboso interesse. Lei era l’affascinante marionetta manovrata da Yenteng, l’amministratore in toto di tutte le sue attività finanziarie; ma delle gloriose Industrie Morrigan lasciatele dal padre, ad Evy interessava solamen te il profitto: tutto l’onore e la gloria, oltre ad un sacco di soldi, andavano a Yenteng, così lei era libera di fare ciò che più le piaceva, condurre una spensierata vita libertina.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;Quella mattina sentiva il forte desiderio di soddisfare i piaceri della carne. Aveva una fantasia ed un’immaginazione tali da farla quasi sembrare una ninfomane, ma l’esperienza le aveva insegnato che spesso le cose fatte in fretta non davano la soddisfazione desiderata; inoltre la notte era la complice preferita delle sue avventure. La giornata era solo all’inizio, e per sera sarebbe sicuramente riuscita ad organizzare qualcosa di interessante. Dopo il bagno, la sauna, e un’oretta di massaggi, aveva deciso di fare colazione sul terrazzo assolato. L’aria fresca e le coccole che si era concessa la facevano sentire una meraviglia. Mandò via con un cenno della mano i due servi, e finì di spalmare sul viso la crema di bellezza. Stirò le braccia, sbadigliando: il mezzo sorriso che aveva sulle labbra sintetizzava la mezza idea che le era frullata in testa. Querenay, la megalopoli dai mille e più volti, offriva di notte le migliori occasioni di divertimento. Evy uscì da casa verso le 24:00, dopo aver cenato da sola. Non voleva autisti impiccioni e ficcanaso che le rovinassero la festa, così aveva deciso di chiamare un OmniBus. Il piccolo mezzo arrivò in meno di trenta secondi, silenzioso ed affidabile. Evy salì a bordo, digitò al terminale la destinazione e attese; dopo aver calcolato la distanza e il peso del passeggero, il computer segnalò sul video l’importo da pagare. La ragazza infilò la carta di credito nell’apposita feritoia e pigiò il tasto di conferma. La cupola dell’abitacolo si richiuse con un debole ronzio, e il mezzo pubblico, sollevandosi da terra di mezzo metro, si avviò dolcemente. La vita notturna della capitale la affascinava come poche altre cose al mondo: il fatto di perdere quasi la propria identità, mescolandosi e confondendosi nella marea umana che popolava i locali notturni, la spingeva a comportarsi oltre ogni limite. Non aveva più inibizioni, anzi, era arrivata al punto di apprezzare anche i piaceri dei rapporti bisessuali; non che fosse lesbica, non aveva mai fatto l’amore se non era presente almeno un uomo, ma aveva constatato che nel sesso di gruppo era davvero eccitante dare e ricevere piacere dal sesso femminile. Scoparsi e farsi scopare da una donna le dava quel qualcosa in più che gli uomini difficilmente riuscivano a regalarle. D’altronde era giusto così. Nell’atto sessuale la femmina godeva molto più del maschio, di questo era convinta; e poi gli uomini omosessuali e bisessuali in genere, non costituivano affatto, per lei, un desiderio erotico: non se ne era mai scopato nessuno, e neanche ci teneva. In fatto di sesso Evy, nonostante la giovane età, aveva le idee fin troppo chiare, e, avendo la fortuna di essere una ragazza fisicamente molto piacevole, poteva permettersi di cogliere le occasioni che le interessava vivere. Aveva 22 anni, era alta un metro e settantacinque, snella, con una terza piena di reggiseno, totalmente disinibita… E quella sera aveva fame! L’OmniBus si fermò davanti alla discoteca JJ FIZ. Nonostante il caotico via vai, parecchie persone notarono la bruna e i suoi lucidi stivali neri, cercando di immaginare le dolci curve nascoste sotto la lunga giacca di pelle sciancrata. Evy percepì gli sguardi indagatori ed affamati dei maschi accalcati in fila per entrare, e sorrise. Si avviò verso il locale, salutò il buttafuori ed entrò, passando davanti a tutti. La discoteca incominciava a riempirsi, e le piste erano già affollate di gente che ballava spensierata. Evy salutò parecchie persone che conosceva solo di vista, e andò a prendersi da bere al banco. Fu corteggiata da molti uomini, tutti, però, sotto le sue aspettative; qualcuno venne respinto alla prima battuta, con altri scambiò qualche parola, mantenendosi sempre fredda e distaccata. Stava seduta al bancone, sullo sgabello alto, con le gambe accavallate e la cannuccia del drink languidamente stretta fra le labbra. Ormai era chiaro a tutti coloro che l’avevano avvicinata che il semaforo era rosso, ma l’espressione che le animava il viso, a metà fra la noia e il broncio, la rendeva ancor più desiderabile. Evy posò il bicchiere, e, camminando come una dea scesa in terra, si avviò verso la pista, attirando gli sguardi e le bave dei maschietti che aveva rifiutato. La serata era solo all’inizio, ma lei si stava già divertendo. - Hai visto quella tipa?- - Quale? - - Quella bruna, sul cubo, tutta illuminata dai laser…- - Un gran bel pezzo di ragazza! - Le sale al piano superiore venivano solitamente affittate per eventi privati, e i due uomini erano stati invitati alla festa di laurea di un giovane collega. - Eh, io non posso più guardare queste cose, ormai sono sposato. - - Già… Tu, ma non io! - - Ma pensi veramente che una come quella possa cagare due come noi? Ne avrà già a centinaia che le girano intorno.- - No, non penso. La sto puntando da quando è entrata. Ha sbattuto la porta in faccia a parecchi stronzetti prima di mettersi a ballare… Ed è venuta da sola.- - Mha …- - Quella li sta aspettando il tipo giusto, te lo dico io. Ha una voglia matta di farsi sbattere da uno che la sappia prendere…- Il neosposo abbassò lo sguardo sul bicchiere, imbarazzato dalla situazione. Il collega, invece, si alzò, tenendo lo sguardo fisso sullo stretto top della ragazza, che visto dall’alto, offriva una meravigliosa prospettiva. - Scusami, devo andare in bagno.- Dopo un minuto comparì sulla pista da ballo, diretto verso l’agognato cubo. Secondo me ti va buca, pensò l’invidioso amico, dimenticato al tavolino. Qualche minuto dopo essere scesa in pista, Evy si era accorta di essere brilla. La musica e l’alcool la spingevano verso uno stato euforico dal quale sarebbe riemersa solo l’indomani mattina. E’ ora di dare spettacolo, pensò. Si avvicinò ad un cubo, e, una volta sopra, fu chiaro anche alla bruttina bionda che già lo occupava che la battaglia per quel posto d’onore era persa. Rimasta sola attaccò il ballo sensuale che tanto le riusciva naturale. Accarezzata dalle evanescenti luci multicolore dei laser, si sfilò la camicetta, lasciando che le tette sode si agitassero in un corto e galeotto top. Roteava il bacino, piegandosi in avanti, come se stesse facendo l’amore, le mani scivolavano sulle gambe avvolte nelle calze autoreggenti, le dita tormentavano le labbra carnose e i capezzoli inequivocabilmente duri. Fece un giro su se stessa, accennando un passo latino, e al trecento sessantesimo grado si accorse di non essere più sola: un interessante quarantenne, capelli brizzolati e portamento da modello, sorrideva alle sue provocanti forme. Dopo pochi strusciamenti saltarono giù dal cubo e scivolarono in bagno, senza dirsi una parola; quello che si erano reciprocamente letto negli occhi era più che sufficiente. Una volta chiusi nella toilette, Evy sollevò il top, dando soddisfazione ai capezzoli, duri fin quasi a farle male; tirò su anche la minigonna, e, una volta scostato il perizoma, il suo fiore liscio e completamente rasato finì al centro di tutte le attenzioni dell’uomo. Era bagnata fradicia, e non vedeva l’ora di farsi sbattere; assaggiò appena il bastone già duro, giusto per inumidirlo un po’, e si mise in posizione, piegata in avanti con una gamba appoggiata al lavandino. Sospirò soddisfatta, quando il pene le scivolò lentamente dentro, fino a fondo corsa. Subito dopo incominciò il martellamento, accompagnato dai suoi gemiti voluttuosi. Non si accorse che qualcuno era entrato nei bagni fin quando non sentì una voce chiamare, proprio davanti alla porta chiusa. Il suo partner si fermò. - Si, sono qui… Aspetta…- Senza lasciare la posizione allungò una mano e aprì la porta: Evy si ritrovò davanti un altro uomo sulla quarantina, meno interessante dell’amico, ma non per questo da buttare via. L’uomo li guardava con gli occhi sbarrati e la bocca aperta. Il collega rise, vedendo la sua espressione: - Allora? Stai lì a guardarci o vuoi partecipare alla festa?- Non ci fu nessuna reazione, tantomeno risposte. - Ah già… Lui è sposato e questa cose non le fa!- Evy, ancora chinata, reagì, afferrando per i pantaloni il collega sorpreso e portandosi il pacco davanti alla faccia. L’uomo cercò debolmente di opporsi, farfugliando qualcosa di incomprensibile, ma quando la ragazza fece saltare fuori dalle mutande il pistolino moscio e se ne prese cura con dolci bacetti sulla punta, si inchiodò a terra. L’unico pensiero razionale che ebbe fu quello di richiudere la porta. Evy lo guardò negli occhi, e ne ingoiò il membro barzotto fino alle palle: era il segnale che dava inizio al triangolo amoroso. Il primo bigolo riprese a sfondarle la passera, mentre il secondo si svegliò del tutto, riempiendole la bocca con la cappella turgida e gonfia. Continuarono in quella posizione fino a quando l’orgasmo non incominciò a squassarle i lombi: Evy massaggiò dolcemente i coglioni dell’ultimo arrivato, e, al culmine del piacere, spalancò la bocca in un urlo silenzioso, facendosela riempire dai copiosi fiotti bianchi. Inghiottì ripetutamente, lasciandosi imbrattare il viso dal denso liquido. Lo stallone, per nulla stanco, la scostò, andandosi a sedere sulla tavoletta chiusa del water. La ragazza si posizionò a gambe aperte e, impalandosi, guardò con aria maliziosa il partner che aveva appena svuotato di ogni energia. Leccandosi le labbra si spalmò sul viso la crema ancora calda, recuperando minuziosamente i lunghi filoni che si staccavano. Era da qualche tempo che si interessava di cosmesi naturale, e dopo molte prove e molti prodotti, aveva promosso lo sperma ad unica e insostituibile crema di bellezza. L’energia del primo compagno sembrava inesauribile, ed Evy, appoggiate le mani sulle ginocchia, incominciò a pompare ritmicamente sulla nerchia erculea. Si strappò quasi le calze rotolando nuovamente dalle vertiginose altezze dell’orgasmo; questa volta urlò, perché il secondo era stato anche meglio del primo… Meno violento, forse, ma più acuto. Agitò ancora un paio di volte il fondoschiena, contraendo e rilasciando i muscoli vaginali, e si sfilò il pene appena in tempo per ricevere in faccia il primo schizzo; poi la sua bocca vogliosa arginò facilmente la piena, senza che una goccia andasse sprecata. Alla fine si tirò su, soddisfatta e con uno smagliante sorriso sulle labbra. Si ripulì, ricomponendosi, fra il lento ansimare e l’imbarazzato silenzio dei suoi due compagni. Diede un bacio in fronte all’angelo che le aveva regalato quella bella serata, e uno al povero diavolo che l’aveva resa ancor più emozionante, andandosene senza voltarsi. La magia svanì, lasciando due uomini soli nei cessi di una discoteca: uno si sentiva meravigliosamente realizzato, l’altro colpevolmente scosso. Le brache calate erano l’unico elemento che, erroneamente, li accomunava.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;Raccontato da deasciamano&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;Altri racconti su&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.priverm.com/"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;RM Privè&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/294432767687489541-746246648592925356?l=priverm.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://priverm.blogspot.com/feeds/746246648592925356/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://priverm.blogspot.com/2010/10/evy-balla-da-sola.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/294432767687489541/posts/default/746246648592925356'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/294432767687489541/posts/default/746246648592925356'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://priverm.blogspot.com/2010/10/evy-balla-da-sola.html' title='Evy balla da sola'/><author><name>Staff</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07061784753137768327</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-294432767687489541.post-710004332463054099</id><published>2010-10-04T10:19:00.004+02:00</published><updated>2010-10-04T10:22:38.773+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Racconti Erotici / Etero'/><title type='text'>La nostra prima volta</title><content type='html'>&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;Ne avevamo a lungo parlato, ma dall’istante in cui lei sussurrando mi aveva detto: “portami in uno di quei locali, in un privè” da quell’istante quella che era una fantasia è diventata giorno dopo giorno una realtà. Sono le 21, lei è bella come non mai, curata nei particolari. L’intimo acquistato qualche giorno prima ne esalta le forme, ed i suoi occhi pungenti emanano erotismo.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;Io la guardo inebriato, cercando di capire cosa succederà, cercando di leggere nei suoi occhi le sue emozioni. La amo profondamente, come amo il sorgere del sole e vederla così eccitata, esalta il piacere di condividere ogni pensiero, ogni sentimento, ogni soffio di fiato. Il parcheggio è pieno di auto: ci aspettiamo qualcosa di buono. Alle 22 varchiamo la soglia del club privè. L’atmosfera era strana: luci soffuse sensazioni sconosciute. Alcuni singoli son seduti sui divanetti, una coppia si scambia effusioni , noi prendiamo da bere e andiamo a sederci sui divanetti, la musica è gradevole ed il volume non troppo alto. Ci sediamo, sullo schermo scorre un film hard ma la nostra attenzione è rivolta solo ai noi. Iniziamo a baciarci, iniziamo a sentire il desiderio crescere. La guardo: è sempre più bella, indossa un vestitino con una generosa scollatura ed i suoi piedi inguainati in un paio di scarpe molto sexy sono da urlo. Solo quei piedini generano vibrazioni di piacere e di desiderio. Beviamo qualcosa, sorridiamo ci baciamo: siamo felici. Uno sguardo d’intesa e decidiamo di scendere nel privè, scegliamo la zona chiamata gabbia. Stendiamo il lenzuolo e chiudiamo la porta d’accesso, tutt’intorno in inferriate che permettono di guardare e di essere guardati. Siamo emozionati, ma sempre più desiderosi di vivere questa esperienza. Ci spogliamo, Priscilla indossa il suo baby doll ed un perizoma mozzafiato. Ora siamo accovacciati, non riesco a smettere di baciarla, tutt’intorno si sentono gemiti, passi e voci ovattate. Scosto il perizoma di Priscilla e le mie dita affondano in un mare caldo e tempestoso. Inizio ad accarezzarla, lei si impossessa del mio membro ed inizia ad accarezzarlo sempre con maggior vigore. La sensazione di essere guardati, di provocare eccitazione, i gemiti che si susseguono ci mandano alle stelle. Ora è la mia lingua che si fa spazio, il sapore di quel nettare afrodisiaco è piacevole e delicato. La mia lingua è avida e penetra alla ricerca dell’essenza del piacere come se potesse cibarsene e tenerla con se per sempre. Ora ai due lati ci sono due coppie che si eccitano guardandoci e che fanno l’amore. Sfilo il perizoma a Priscilla e finalmente la sento mia. Ogni volta questo istante è carico di emozione e di novità, ogni volta il suo corpo mi dona emozioni diverse ed intense. La penetro dapprima dolcemente, poi con decisione: ora sono nostri i gemiti che invadono gli spazi. Tutt’intorno ci guardano, qualcuno si masturba altri fanno l’amore ma noi siamo metafisici, siamo su un altro pianeta. Forti del nostro amore e della nostra voglia, gli orgasmi di Priscilla si susseguono in un crescendo di intensità. Ora è lei che sopra di me fa sentire tutto il suo desiderio con impeto, con forza, con decisione. Il modo di amare, e di fare l’amore di Priscilla è il manifesto del suo essere: forte, determinata, generosa, dolce. Verso l’una ci assale una sete terribile, vorremmo andare a dissetarci ma notiamo che intorno a noi alcuni singoli ed una coppia ci stanno osservando eccitatissimi, decidiamo quindi di proseguire. Il mio membro affonda con forza, tengo i fianchi di Priscilla ed affondo accompagnando il movimento la sento gemere, sento che un nuovo orgasmo è vicino così proseguo sino a sentirla gridare. Ora ci rivestiamo e raggiunto il bar beviamo una birra, siamo felici. Abbiamo goduto moltissimo, ed il pensiero che molte persone si siano eccitate guardandoci ci riempie d’energia. Così scendiamo ancora e ci impossessiamo nuovamente del nostro privè, e continuiamo a fare l’amore tra gemiti e sguardi sempre più indiscreti, il godimento esplode. Un orgasmo fortissimo, sento lo sperma uscire a fiotti mentre Priscilla non smette di muoversi e di farmi godere. E’ il tempo delle carezze e delle coccole ma dura poco, abbiamo voglia e ricominciamo a fare l’amore… Al nuovo orgasmo di Priscilla decidiamo di farci un giro, sappiamo già cosa desideriamo per la prossima volta… Salutiamo il gestore, e lasciamo il privè salendo in macchina capisco che non siamo più gli stessi. Ci amiamo ancor di più, complici anche nei desideri più nascosti.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;Raccontato da coppiapriscilla&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;Altri racconti su&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.priverm.com/"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;RM Privè&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/294432767687489541-710004332463054099?l=priverm.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://priverm.blogspot.com/feeds/710004332463054099/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://priverm.blogspot.com/2010/10/la-nostra-prima-volta.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/294432767687489541/posts/default/710004332463054099'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/294432767687489541/posts/default/710004332463054099'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://priverm.blogspot.com/2010/10/la-nostra-prima-volta.html' title='La nostra prima volta'/><author><name>Staff</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07061784753137768327</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-294432767687489541.post-4675161316792742219</id><published>2010-09-16T10:41:00.004+02:00</published><updated>2010-09-16T10:45:17.057+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Racconti Erotici / Gang'/><title type='text'>La Dea si sveste</title><content type='html'>&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;“Tu non puoi capire che cosa mi scateni dentro quando ti spogli, bimba. Quando lo fai in quel modo, guardandomi, facendomi aspettare per ogni singolo capo che scivola via dal tuo corpo. E’ un tormento aspettare per ogni centimetro della tua pelle che viene denudato, esposto al piacere del mio sguardo. E come profuma la tua pelle, mio petalo di luna.” “Davvero ti faccio questo effetto? Non ci credo.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;” Bimba rise, divertita, per la sincerità che leggeva negli occhi del suo amato. Ma voleva comunque stuzzicarlo. “A volte mi sembri distratto… Anzi, no, troppo impaziente. Vuoi tutto subito e non ti godi lo spettacolo che ti offro.” Eros rimase deluso da quella affermazione. Poi capì che la Dea aveva voglia di giocare, di tirarlo matto, di farsi corteggiare come meritava. E gli venne in mente un’idea per concretizzare al meglio quel favoloso gioco. Lei insistette nel suo fare. “E poi ti sarai abituato, no? Sono sempre io, ormai mi conosci bene.” “Ahahahahah! E tutte le volte mi fai morire, bambina. Mi fai colare il cervello, sai?” La baciò, appassionatamente, accarezzandole il viso, massaggiandole la nuca in modo dolce, leccando le labbra. Lei contraccambiò, fin quando non decise di interrompere quel momento di magia: non voleva dargliela vinta così presto. Si sarebbe dovuto inventare qualcosa di molto più convincente. “Dai, che devo andare a lavoro!” Dovette farsi forza per ignorare lo sguardo mortificato di lui, che però reagì immediatamente. “Va bene, amore mio. Ti chiamo dopo.” Bimba si allontanò, lasciando una scia di profumo che sembrava colorare l’aria di magia. Eros non le staccò gli occhi di dosso, avvertendo nel basso ventre il solito effetto devastante che il solo baciarla gli provocava ogni volta. “Te lo dimostrerò!” Bimba si voltò, a qualche metro da lui. “Che cosa?” “Che quando ti spogli mi fai impazzire!” La Dea gli sorrise, e si avviò verso il suo ufficio; quel sorriso le rimase sulle labbra e nel cuore per tutto il giorno. Era passata più di una settimana. Per quanto Eros si fosse sforzato di essere il più naturale possibile, Bimba percepiva qualcosa nell’aria. Non era riuscita a capire cosa avrebbero fatto nel week-end, e questo di solito significa una cosa sola: quel pazzo del suo amore stava organizzando qualcosa, le stava preparando una sorpresa; ma per quanto avesse una fantasia e un sesto senso eccezionale, non riuscì a capire di che cosa si potesse trattare. Era sabato mattina, e ancora si masturbava il cervello su cosa ci potesse essere in ballo per la serata. Dopo aver fatto colazione insieme, lei era passata in ufficio a ritirare dalla sua segretaria alcuni documenti e a controllare un paio di ordini, lui era andato a far la spesa. Rincasò per mezzogiorno, e non lo trovò. Lo sentì rientrare dieci minuti dopo, sbuffando per i quattro sacchi della spesa colmi, e un sacchetto di carta argentato, molto sospetto. Posò le borse sul tavolo in cucina e le sorrise, agitando il sacchet to losco. “Ti ho preso una sorpresa, amore.” “Ma dai! Grazie, bimbo.” “Ma te lo do ad una sola condizione.” Lei fece finta di accigliarsi. Incominciava finalmente a divertirsi, dopo aver dovuto aspettare gran parte della settimana. “Cioè?” “Questa sera sei solo mia, tutta mia. Ok?” “Mhhhh… Vedremo. Cosa mi hai preso?” La trascinò afferrandola per mano, e si buttò con lei sul lettone. Poi le aprì il sacchetto e le lasciò tirare fuori il contenuto misterioso: un paio di scarpe decolletè nere dal tacco alto, una camicetta sciancrata porpora, una gonna fatta a tubino di raso lucido, un paio di guanti neri e lunghi, anch’essi di raso, un nastro di pizzo, un perizoma di pizzo leggero, molto trasparente, e una cavigliera adorna di piccoli e allegri sonagli. Capì subito che le taglie erano giuste, provò le scarpe che calzavano a pennello, e gli stampò un bacio sulle labbra, con il nastro e la cavigliera in mano, aspettando una spiegazione. “E’ tutta roba che ho preso al mercato. Ci serve per giocare, ma credo ti stia tutto meravigliosamente bene. Già solo vederti indossare le scarpine mi fa godere!” “E quindi? Giocare in che senso?” “Aaaaahhh… Questa sera avrai da fare, mio cuoricino!” “Spiegati meglio, dai.” “Devi fare uno spogliarello, ma di quelli belli, che solo tu sai fare.” Bimba gli buttò le braccia al collo, baciandolo. “Vuoi che ti faccia impazzire per dimostrarmi che starai attento? Che ti piaccio ancora?” “Di più, di più, amore mio. Andiamo a Villa Giusti.” Non se lo aspettava. E capì di avere una espressione stupita dalla risata di Eros. Poi si unì a lui. “Malvagio, che cosa hai organizzato?” “un gioco secondo le nostre regole, mia Dea. Io sono il tuo Sciamano, ricordatelo. Sei stata tu a stuzzicarmi, no?” Il pomeriggio era trascorso fra compere e commissioni varie. Un po’ troppo lentamente per Bimba, ma finalmente arrivò il momento dei preparativi. Avevano deciso di cenare fuori prima di recarsi a Villa Giusti, ma con sua grande sorpresa Eros le aveva chiesto di non vestirsi con gli indumenti che le aveva regalato, ma di portarli comunque con sé. Decise allora di vestirsi in maniera piuttosto sportiva, ottenendo la sua approvazione e domandandosi che cosa caspita avesse mai architettato. Mangiarono una pizza, fecero una passeggiata in centro, si fermarono a gustare un dolce in una rinomata pasticceria e finalmente si avviarono verso la collina, per giocare e svelare il mistero di quella serata che sapeva di eccitazione come non mai. Parcheggiarono, ma Eros le chiese di aspettarlo un attimo in macchina. Sparì all’interno dell’edificio, tornando dopo cinque minuti, tranquillo e sorridente. Le dava sicurezza vederlo cheto e sicuro di sé, e il fatto di aver detto di aver organizzato secondo le loro regole scacciava tutte le sue paure. “Vieni mia divina, è ora.” Le prese la mano facendola scendere dall’auto, in un gesto elegante, le cinse un fianco e la coccolò di tenerezze e complimenti, conducendola all’interno. “Mi devo vestire in camera? Dimmi, dai! E chi c’è? Sei malvagio!” “Sai, tu sei uno spettacolo della natura. Tu ecciti quando ti vesti, quando ti svesti, e ti voglio dimostrare quanto sei sensuale, quanto tu sia un vero sballo!” Superarono la hall, attraversando il giardino, diretti verso la depéndance del complesso principale, dove c’erano le stanze più grandi e più belle. Bimba era nervosa, nonostante l’assoluta fiducia che nutriva in lui. La baciò davanti alla porta, per tranquillizzarla ulteriormente. “Si farà tutto secondo le nostre regole, ok? Se qualcosa non ti va me lo dici, e non se ne fa nulla. E’ una sorpresa, ma posso dirti che essendo tu la Dea, sarai al centro dell’attenzione.” “Ma… E lo spogliarello?” “Sorpresa!” Aprì la porta sulla stanza buia. La luce che entrava da fuori rivelò solo una zona che sembrava un piccolo ingresso, una sorta di anticamera, su cui affacciava una porta. La parte principale della camera era indefinita e immersa nel buio. Eros la guidò velocemente verso la porta e la fece entrare. Accese la luce del bagno e richiuse la porta. “Spogliati, io torno subito.” Uscì in fretta, senza dare spiegazioni, portandosi dietro gli indumenti che le aveva regalato la mattina. Ritornò dopo un paio di minuti, e vista l ‘espressione dubbiosa di Bimba, la coccolò, aiutandola a spogliarsi. La accarezzò, baciandola, facendole scivolare via la maglietta, sganciandole il reggiseno, aiutandola a sfilarsi i jeans attillati. Piegò con cura i vestiti, lasciandoli in ordine sul bordo della vasca. Tirò fuori la cavigliera e la chiuse attorno alla caviglia; tintinnava allegramente ad ogni suo movimento, sottolineando l’innata grazia femminile. Aveva gli occhi accesi di piacere e di voglia, ma Bimba non sapeva ancora che cosa l’avrebbe aspettata nella stanza. “Vieni, mia divina bimba.” La prese per mano, spense la luce e a tentoni la condusse nella zona immersa nel buio, rasentando il muro. Si fermò, una volta trovato l’interruttore, e la strinse più forte la mano. La luce rivelò una stanza più ampia delle solite, con un grande letto tondo, diverse sedie e una poltrona. Molte paia di occhi si strizzarono all’unisono, abbacinati dai faretti alogeni, bagnando immediatamente il corpo di Bimba di attenzioni molto interessate. Erano tutti uomini, giovani, maturi, alti, bassi, eleganti, sportivi; ne contò dodici, quindici, ma erano sicuramente di più: alcuni erano seduti, altri nascosti dietro la prima fila di uomini in piedi. Eros fece fare un giro su sé stessa alla Dea, che lo concluse, lanciandogli un’occhiataccia di rimprovero. “Allora, non è stupenda questa bimba? Forza, non fate i timidi, fatele passare questo attimo di imbarazzo, fatele capire che vi piace” Un applauso e un brusio di approvazione accolsero le sue parole. “Forza, giù le braghe allora, aprite le patte e godete di questo spettacolo della natura, di questo miracolo!” Bimba non capiva cosa centrasse lo spogliarello con tutto ciò, dato che era nuda e non c’era traccia dei suoi vestiti. Eros la portò verso il letto, mentre la prima fila si calava braghe e mutande, mettendo in mostra svogliati membri. “Sono qui per bearsi della tua vista, tutti a tua disposizione. Ma li devi eccitare, sai?” Bimba stava per sbottare, ma Eros la precedette. “Basta farti guardare, bimba, perché sei bella da impazzire!” Seduta sul letto, con le gambe accavallate e strette, non sapeva che pesci prendere, mentre lo Sciamano le accarezzava la schiena, le baciava la pelle nuda, le accarezzava il seno, il collo, per farla uscire dall’impasse, per sciogliere la tensione. Non era tanto per la propria nudità davanti a tutti quegli uomini, ma per il fatto di venir esposta come merce. E cosa si aspettavano poi da lei? Stava per porre fine a quello stupido gioco, quando notò le prime erezioni renderle onore, spontanee, senza che ci fosse neanche masturbazione. Le carezze dello Sciamano si facevano più insistenti, si ricordò che le loro regole erano ferree e che non rischiava nulla. L’avrebbe fatta pagare cara a Eros per quello scherzetto, ma tanto valeva divertirsi. Ma dov’erano i suoi vestiti? Si stese sul letto, facendo tintinnare la cavigliera; quel suono, quel gesto scatenarono un’erezione collettiva e immediata. Guardò Eros in maniera interrogativa, e lui capì immediatamente. “Sono qui per te, per eccitarsi di te, guardandoti. I vestiti li hanno loro. Tu sei la Dea e li devi pretendere.” “Te lo puoi scordare, hai capito? Vuoi che li tiri scemi? Allora leccami, fammi godere. Adesso!” Eros non aspettava altro; si stese al suo fianco, le tirò su una gamba, accarezzandole l’interno coscia, scivolando con le dita verso il suo fiore, facendo sbocciare le labbra in un gesto lento: era meravigliosamente bagnata. “Guardate questa fica regina. Vi piace, eh? Ve lo fa tirare il cazzo, si?” Lei gli spinse la testa verso il sesso, per godersi le lappate. Poi si tirò su, mettendosi in piedi, con un ginocchio sul bordo del letto, in modo che Eros le scivolasse con il capo in mezzo alle gambe, e lei potesse farsi vedere da tutti, a meno di un metro dalla prima fila. Si menavano, lentamente, per resistere il più a lungo possibile, per godersi tutta la scena. Incominciava a godere della lingua dello sciamano che lappava come un cagnolino, della sua bocca che bevevo tutto il suo miele, di tutti quei maiali che si facevano duri per lei, che sbavavano per il suo corpo. Era disposta a proseguire il gioco alle sue condizioni: prima voleva godere, e dimostrare come gode una vera troia. Prese a strusciarsi sulla faccia del compagno, titillandosi i capezzoli, stringendosi le superbe tette, accarezzandosele voluttuosamente. Le era passata la rabbia iniziale, e sentiva l’orgasmo crescerle dentro. Eros gliela prese tutta in bocca, divaricandole le chiappe da dietro con le ma ni, succhiando come se fosse assetato e la sua fica fosse l‘unica cosa che potesse dissetarlo: gli venne in bocca, resistendo il più possibile attaccata alla sua bocca, poi saltò via, contorcendosi sul letto. Nessuno si era mosso. Si menavano e basta. Commentavano in maniera più o meno volgare, ma si accontentavano di guardare. “Adesso scopami!” Lo Sciamano aveva le labbra lucide di miele e occhi che brillavano come stelle. “Volete vedere come sa scoparmi il mio uomo, maiali? Come sa farmi godere?” Lo fece sedere sul bordo del letto mentre ancora si stava liberando l’arnese da pantaloni e boxer. Si sedette cavalcioni, dandogli la schiena, impalandosi lentamente e godendosi quella masturbazione di massa. L’odore di cappelle luride e golose incominciava a riempire l’aria. Respirò a fondo, mentre si alzava e si abbassava sul palo duro come pietra. Si reclinò all’indietro, costringendo Eros a stendersi supino sul letto e di farle appoggiare la schiena sul suo petto, allargando le gambe, perché potesse penetrarla fino in fondo. Dallo specchio sul soffitto non riusciva a scorgere le facce degli spettatori, ma vedeva chiaramente i loro pugni stretti che aumentavano il ritmo della sega, eccitati dal meraviglioso primo piano della sua fica penetrata senza tanti complimenti, dal profumo di donna che respiravano da vicino, dall’idea di poterla prendere e goderne a volontà. “Dimmi che ti piace far vedere quanto sei golosa e troia, eh?” Eros spingeva come un matto, si fermava a fondo corsa e le vibrava dentro, poi riprendeva e vibrava ancora. Bimba non si accorse quasi del fatto che tutti gli uomini si erano alzati e avevano circondato il letto. Girò la testa da un parte, e si ritrovò cappelle a pochi centimetri dal viso. Si sentì troia come non mai, e venne sul cazzo di Eros, che non le dava tregua. Ancora in preda agli spasmi dell’orgasmo, si girò sul proprio compagno, mettendosi col culo in su, e facendosi infilare ancora. Lo Sciamano capì che ne voleva ancora, e riprese il suo ritmo furioso, intervallato da movimenti lenti e profondi. Si guardò a destra, a sinistra, osservando tutti quei cazzi che volevano solo vomitare sperma, immaginò le facce di quelli che ora avevano davanti agli occhi il suo culo. Sentì le mani di Eros poggiarsi sulle chiappe, divaricargliele, sentì il suo indice che le batteva sull’ano, che lo tormenta va in maniera leggere e goduriosa; pensò a quanto fosse facile che qualcuno le venisse sul culo, che le imbiancasse il buchino, premendo poi la cappella nodosa e affondandole dentro. Si sentì un lago in mezzo alle cosce e venne di nuovo, urlando e mordendo forte la spalla del compagno. Continuò a dimenarsi, restando impalata. Istintivamente il ritmo della sega collettiva diminuì, gli spettatori ritornarono compiti ai posti di prima, lasciando intorno al letto spazio vuoto. Scese dalla sua giostra e si mise a gambe aperte, titillandosi il clitoride per la libidine di tutti quei porci golosi. “Dove sono i miei vestiti?” Eros si tirò su, fino alla testiera del lettone, appoggiandosi ai cuscini, e menandosi l’uccello duro. “Forza, è ora di vestire la mia bimba, per poi spogliarla di nuovo.” Dalla fila dietro passarono in avanti le scarpe col tacco. I primi le passarono alla Dea, che le infilò, con allegri tintinnii. Si alzò, si voltò verso lo Sciamano e, inginocchiatasi sul letto, avanzò verso il suo cazzo, lasciando ancora una volta che il suo culo e la patonza ormai gonfia, fossero in pasto agli sguardi attenti di tutti quei fottuti voyeurs. Succhiò Eros con dolcezza, gli leccò i coglioni con cura. Lo guardava negli occhi, ma di lato percepì l’ondata umana che si appropinquava nuovamente al bordo del letto, per non perdersi neanche un istante del suo divino pompino. Continuò lentamente, sentendo di tenere in pugno tutta la banda. In fondo era un gioco eccitante, anche se le sfuggiva ancora il ruolo dello spogliarello; forse Eros non lo aveva progettato così, forse erano saltati gli schemi. Forse sarebbero saltati ancora. Immaginò che quelli salissero sul letto, per strusciarle cazzi sulla schiena, per divaricarle le chiappe e infilarle dita in fica , nel culo; che qualcuno le scivolasse dietro e la scopasse con forza, mentre lei si riempiva la bocca di caldo sperma. La eccitava essere in mezzo a quello stuolo di bigoli, ma allo stesso tempo la spaventava un po’ il fatto di desiderare di farsi scopare da tutti, di succhiarli, di farli sborrare, di berli e di farsi scopare ancora, insieme al suo amore. Si staccò dalla cappella di Eros, di nuovo eccitata, e decisa a far durare quel gioco ancora per molto. Non era venuto ancora nessuno. Lo Sciamano era duro come non mai, e le stava venendo proprio sete. Avrebbe coordinato tutte le loro sborrate, li avrebbe fatti venire come e quando voleva lei, questo si! “Mi fai morire come mi succhi, mia gocciolina. E non solo me, direi.” La guardava in quel modo speciale. Gli occhi sembravano più profondi mentre si legavano ai suoi, mentre le regalava brividi dentro. L’aveva fatta arrabbiare, ma aveva portato tutta quella gente, non sapeva bene neanche lei quanti uomini, per regalarle un piacere sottile e travolgente, secondo le loro regole, dandole il comando della situazione, rendendola speciale, una vera Dea, come adorava fare. Saltò giù dal letto, pericolosamente vicina ai quei sessi strizzati con sapiente fare, che aspettavano il culmine, il climax per vomitare caldo sperma. Si ritirarono di nuovo, più lentamente questa volta. Capì di dover controllare l’eccitazione, la sua, la loro, di rallentare e stare al gioco di quello spogliarello al contrario. Le passarono le mutandine di pizzo, e vide sbucare dalla muraglia umana anche la gonna. Le sembrò buffo rivestirsi in quel frangente; avrebbe sicuramente infradiciato il perizoma, tanto era bagnata. Indossò le mutande, stesa sul letto, facendole aderire alle labbra bagnate, in modo da lasciare traccia evidente della sua voglia. Sorrise a Eros, infilandosi la gonna, battendosi una mano sul culo, ormai al sicuro da tentazioni. Ma che senso aveva rimettersi a posto proprio ora che l’estasi del godere avrebbe dovuto raggiungere il culmine? E che cosa aveva progettato quel demonio del suo amore? Certo poteva essere un dolce tormento per quegli occhi affamati vedere le sue grazie avvolte, fasciate dai vestiti. Si vedeva bella, sensuale, vestita in quel modo. I tacchi alti e la gonna la rendevano affascinante, forse più che essere nuda. Camminò davanti alla prima fila, godendo dei complimenti che quegli affamati le rivolgevano; girò su sé stessa e tornò indietro, prendendo la camicia che le porsero con gentilezza. Ben piantata sui tacchi, in posa da donna sicura, da femme fatale, la indossò, abbottonandosela lentamente, facendo scomparire i capezzoli duri sotto la stoffa porpora. Con gesti sensuali infilò i guanti, lentamente. Prese anche il nastro nero, non sapendo bene che farne, e andò a sedersi sul letto, accanto a Eros. Lui le legò il nastro intorno al collo, facendo uscire dal colletto della camicia un bel fiocco morbido. “Lo vedi che sei veramente uno spettacolo della natura? E che ti amo da impazzire?” Le regalò un altro bacio sensuale, da farle girare la testa più delle fantasie che l’avevano fatta bagnare poco prima. Lo guardò di nuovo, aspettando un indizio su quel che sarebbe successo ora. Lo Sciamano le porse una sigaretta, che accettò, un po’ stupita. Finiva tutto lì? Non era possibile! Mentre lui cercava nelle tasche dei pantaloni l’accendino, capì, ricordandosi quello che una volta gli aveva detto riguardo il bukkake: più una cosa è pulita, più da piacere sporcarla! Accese la sigaretta, ricordando che a Eros piaceva vederla fumare in maniera sensuale, e accettò anche quella parte del gioco. Espirò sforzandosi di assumere uno sguardo distante e distaccato, e si portò la bionda alla bocca in maniera sensuale. Si accoccolò comodamente nell’incavo della spalla del suo compagno, e godette di quel momento, dei baci dolci sui capelli che le regalava il suo innamorat o, delle carezze sulle spalle, facendo finta di non vedere il muro umano che si era stretto di nuovo intorno al letto. Eros prese a baciarle un orecchio, sussurrando farsi dolci. “Perché sei stupenda, perché più di tutti loro io vivo di te, muoio di te. Puoi toccarli, puoi menarli, puoi scegliere chi vuoi, vogliono venire per te. Ma se non ti va, andiamo via, mio stupenda fragolina.” Aveva ancora il cazzo duro, irresistibile richiamo. Erano tutti duri, per lei. Era un regalo fantastico. Era stato organizzato tutto per lei. Reggendo la sigaretta con la mano sinistra, allungò la destra verso una cappella, l’avvolse nella prese di raso, scese lungo l’asta, accarezzò i coglioni, senti pulsare di voglia tutto il membro, oltre il punto di non ritorno: menò l’uccello duro da cui sgorgavano fiotti bianchi, che colavano sul guanto, mentre il tizio mugugnava tutto il suo piacere, tutta la sua gratitudine per la Dea che lo stava facendo godere. Spense la sigaretta, e lo menò con due mani, facendolo eiaculare fino all’ultima goccia. Eros le si mise dietro, per lasciarle spazio; sentiva il suo bigolo strusciarle sulla schiena. Erano tutti intorno a lei. Prese a menarne due insieme, uno a destra, uno a sinistra. Li tirò a se, avvicinandoseli alla camicia. Schizzarono quasi insieme. Sussultò nonostante il tessuto, per gli schizzi che la investirono, che colarono, imbrattando l’indumento, facendo più scuro il color porpora. Continuò a menarli, inchiodandoli con uno sguardo da monella, che diventò da troia con i successivi due. Liberò i primi bottoni, e si aprì la camicia sul petto. Lo Sciamano la fece stendere, perché in molti stavano per raggiungere il piacere. Salirono sul letto, e si ritrovò circondata da lance che pulsavano di voglia. Le schizzarono ancora sulla camicetta, sul petto, sul nastro di pizzo annodato in un fiocco. La eccitava da morire vedere i vestiti che si imbrattavano, si imbevevano di sperma, i guanti ormai fradici. Li tolse, e finì di sbottonarsi, rivelando nuovamente le superbe tette, e menò ancora cazzi, facendosi imbiancare i capezzoli, facendosi colare sul collo. Avvertì i primi schizzi sulla gonna, sentiva lo sperma caldo sulle mani, le scivolava quasi la presa sui bastoni duri. Ancora fiotti, tanti, in due, tre alla volta, sulle gambe nude, le tette erano ormai ricoperte, e sulla gonna nera spiccava la larga chiazza bianca. Si dimenò per sfilarsela. Eros ordinò che gliela togliessero, aiutandoli. Si stava eccitando come non mai, sotto quella calda pioggia, che non controllava più. Sentì filoni accarezzarle il viso, li sentì come lingue di fuoco sulle cosce, sulla patatina, attraverso il leggerissimo pizzo. Lasciò un cazzo, per masturbarsi attraverso la stoffa, sentendo sotto le dita l’umida consistenza della sborra. Le imbiancarono la mano che si toccava senza ritegno. Inarcò la schiena, sentendo di cadere preda di un orgasmo fenomenale, e ancora piovevano filoni golosi sulle gambe, sui piedi. Strappò via le mutande, lasciandosi tener aperte le gambe, in preda alla follia della lussuria. Il cazzo di Eros le si infilò in bocca, e lei prese a succhiare con gusto, con forza, mentre si abbandonava a quella dolce tortura, mentre respirava l’odore dello sperma che riempiva l’aria. Continuava a masturbarsi, accogliendo sul clitoride colate, morbide e vio lente carezze di piacere, schizzi violenti e cheto sgocciolare, mentre succhiava la dolce cappella che le apparteneva, la sua cappella, trasformandosi in altare vivente del piacere. Mugugnò mentre lo Sciamano urlava, e il mondo sparì per lunghi momenti in un’estasi divina: sentì la bocca riempirsi di fuoco liquido, assaporò il sapore dolce e salato inghiottendo, per ritrovarsi la bocca ancor più colma, lasciando colare fuori il seme che non riusciva a tenere dentro; il clitoride, le labbra, tutta la fica erano ricoperti di crema che scivolava lenta verso l’incavo delle natiche, e piovevano schizzi ovunque, che parevano non finire mai. Urlò ancora, liberandosi la bocca dal bigolo di Eros, che ancora le vomitava sul viso nettare, fuse il suo urlo con il suo, contorcendosi e menando istintivamente il suo amore, leccandosi le labbra, spalmandosi sulla fica spalancata il seme caldo e odoroso. Le sembrò quasi di svenire, il cuore impazzito, gli occhi dello Sciamano che non la lasciavano più. Tutto sembrò durare un’eternità, tutto sembrò sprofondare in una consistenza irreale, come se fosse sospesa su una nuvola. Capì che tutto era finito quando si ritrovò fra le braccia dello Sciamano: l’aveva sollevata dal letto, prendendola in braccio, portandola in bagno. Chiuse la porta, e tagliò fuori tutto il mondo. I vestiti puliti erano lì dove li avevano lasciati. L’aiutò a infilarsi in doccia, e la seguì, senza lasciarla mai un attimo. La lavò, con tenerezza e mille carezze dolci. L’asciugò una volta uscita, le sorrise e la baciò. Fecero l’amore lì, chiusi nel bagno, mentre la stanza si svuotava, lo fecero dolce come non mai, più bello di sempre. Si rivestirono, e quando uscirono la stanza era vuota, né incontrarono nessuno degli uomini che avevano partecipato alla loro perdizione. Tornati a casa si addormentarono, innamorati, l’uno nelle braccia dell’ altra.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;Raccontato da DeaSciamano&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;Altri racconti su&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.priverm.com/"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;RM Privè&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/294432767687489541-4675161316792742219?l=priverm.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://priverm.blogspot.com/feeds/4675161316792742219/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://priverm.blogspot.com/2010/09/la-dea-si-sveste.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/294432767687489541/posts/default/4675161316792742219'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/294432767687489541/posts/default/4675161316792742219'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://priverm.blogspot.com/2010/09/la-dea-si-sveste.html' title='La Dea si sveste'/><author><name>Staff</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07061784753137768327</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-294432767687489541.post-157461616837638039</id><published>2010-09-13T12:20:00.015+02:00</published><updated>2010-09-16T10:43:59.243+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Racconti Erotici / Sadomaso'/><title type='text'>Un giro al parco</title><content type='html'>&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;"E' venuta con la sua macchina?" Bimba stava abbinando sul letto il vestiario  per la serata: trench blu, guanti di raso dello stesso colore (siamo impazziti a  trovarli proprio dello stesso colore), camicetta bianca aderente con tanto di  rouches, gonna al ginocchio gessata, e scarpe decoltè con tacco da dodici.  "Certo che si." Io osservavo dalla soglia della camera il meticoloso ordine con  cui poneva i capi l'uno sull'altro; in realtà aspettavo che si spogliasse, per  poi rivestirsi.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;Bimba mi socchiuse in faccia la porta, con il suo solito sorriso  divertito: "Concedimi un po' di privacy, per cortesia: non si spia una signora!"  Sospirando l'ho socchiusa di quel tanto che bastava per spiarla, riflessa nello  specchio dell'armadio."E' pulita la macchina?" "Si, dentro e fuori." Toltasi il  reggiseno, sparì dal mio ristretto campo visivo. "E i due specchietti ci sono?"  "Certo che ci sono. E' tutto come abbiamo progettato." "Bene. Puoi anche  smettere di sbirciare, allora." Chiuse la porta, dando due giri di chiave, tanto  per ribadire il concetto. Da dentro la sua voce era divertita più che mai: "Puoi  scendere e tirar fuori la macchina dal garage, dai; io sono pronta in un  attimo." "Ma non dobbiamo vestir Fufy?" "No bimbo, l'ho già fatto io prima. Dai,  che mi fai perder tempo!" Preso il collare e il guinzaglio sono sceso in garage.  Fufy non vedeva l'ora di andar a far un giro al parco; l'ho capito da come mi  leccava le scarpe, le dita della mano. Messo il collare e il guinzaglio, l'ho  strattonata per impedirle di salire dalla portiera posteriore. "Eh, no! No che  non sporchi i sedili dietro." Le ho aperto il portellone del bagagliaio, e le ho  dato una sonora frustata di guinzaglio sul culo, mentre ci si accucciava dentro.  Era vestita con corpetto e calze nere di latex, scarpe con zeppa vertiginosa, da  vera troia da strada. Chiuso il portello, ho aspettato il mio amore seduto al  posto guida. Bimba scese le scale che portavano al garage; sembrava fluttuasse,  splendendo ancora fioca come la prima stella che appare in cielo sul far della  sera. Ma io sapevo che si sarebbe accesa come una supernova. Salì in macchina  con un sorriso, riempiendo l'abitacolo del suo profumo magico di donna. "Dove  andiamo?" "Non so di preciso. Proviamo un paio di posti buoni, troveremo  sicuramente qualcuno che fa al caso nostro." "Speriamo!" "Visto che è presto,  che ne dici di mangiar qualcosa?" "Si dai, ho giusto un languorino." Ci siamo  fermati in una tavola calda in prima cintura; fermandoci nel parcheggino abbiamo  controllato Fufy: sperava di poter già saltar fuori dal bagagliaio. Bimba l'ha  respinta, apostrofandola con ira: "Stai ferma, cagna! Vuoi che ti scoprano? Vuoi  che ti portino al canile municipale dove meriteresti di stare? Adesso ti  aggiusto io!" Presa la "borsa degli attrezzi" dal sedile posteriore, ne tirò  fuori un dildo anale, che terminava in una spettacolare coda di cavallo. La  infilò dove doveva essere infilata senta tanti complimenti, tenendo la testa di  Fufy schiacciata a terra. "E vedi di star buona, di non muoverti. Quando ritorno  voglio trovarlo al suo posto, chiaro? Brava Fufy, brava." I tavoli del locale  erano già pieni di gente, coppiette di tutte le età e qualche tavolata di amici.  Servivano piatti semplici, ma buoni, e si spendeva poco. Abbiamo mangiato in  fretta, le nostre parole raccontavano di banalità, gli occhi se la ridevano,  intendendosi ad ogni incrociarsi. Al termine, in attesa alla cassa, ho notato i  soliti sguardi che attirava la mia lei, ma pareva che questa volta le occhiate,  anche da parte di donne e ragazze, celassero quasi la consapevolezza che io e  Bimba nascondessimo un piccolo segreto, che sapessero che saremmo andati a far  qualcosa di losco, e si domandavano cosa potesse mai essere! Quasi ci fiutavano.  In un istante ho avuto la fantasia di Bimba che, entrando nel locale, dopo  essersi approfittata di me in macchina, nel parcheggio, si sfilava le mutandine  fradicie, e le sventolava camminando piano per il locale, mentre il suo intimo  profumo saturava il salone di un voglioso e ansiogeno silenzio. Si udivano solo  i tacchi e il silenzio, mentre le mutandine, roteando per aria, percuotevano  l'istinto e i sensi dei presenti. "Ventisei euro e cinquanta!" Mi sono ridestato  sul totale. Uscendo dal locale ho faticato a togliermi dalla testa quella dolce  e tormentosa visione. Fufy aveva ubbidito, guadagnandosi l'onore di poter tener  su ancora la coda. Dopo un bacio e una risata, ci siamo avviati speranzosi verso  il primo parco, non molto distante da dove eravamo. Siamo giunti che non era  ancora buio. Nel parcheggio c'erano due auto ferme, autoradio a tutto volume, e  giovani ragazzi che discutevano fra loro, fra risate e sfottò. Non erano  sicuramente abituè, e ignoravano il genere di incontri che lì capitavano. "Con  questi qui in giro cosa facciamo?" Bimba già li odiava, un po' come me,  d'altronde. "Finché ci son loro non si può far nulla." Un ragazzo dalla  maglietta acida e gli occhiali da sole enormi, aveva appena finito di parlare al  cellulare. Rinfilandosi l'apparecchio in tasca, fece sapere ai suoi amici e agli  isolati adiacenti che Marco era in ritardo di quindici minuti. "Ok, in un quarto  d'ora facciamo in tempo ad andar da un'altra parte; tanto quando Marco arriva,  scende, saluta, fa la sua sfilata, dice la sua, e non se ne vanno più. Andiamo  via, Mima?" "Si! Che stufata!" Il secondo parco era più piccolo, sulle pendici  della prima cintura di colline che circondano da un lato la città; più imboscato  e meno conosciuto. Con nostra sorpresa, parcheggiate sotto i rami bassi e  frondosi degli alberi, c'erano diverse auto. Due in particolare, affiancate  nell'angolo più lontano dall'ingresso del parcheggio, avevano attirato la mia  attenzione: ondeggiavano ogni tanto. Parcheggiato in posizione strategica per  poter osservare la situazione, ho tirato giù del tutto i finestrini prima di  spegnere il motore. "Una bella sigaretta?" "Si, dai! Così vediamo cosa fanno!"  Aveva lo sguardo acceso, e sorrideva ad ogni movimento delle macchine. Facevamo  commenti banali, ma tutti da ridere, mentre fumavamo tranquilli. La serata era  stellata e tiepida, la sigaretta dopo cena un piacevole must, Fufy era punita  nel bagagliaio e sembrava che ci fosse il giro giusto per divertirsi: andava  tutto per il meglio. "Salve!" Una faccia stralunata, sormontata da un berrettino  era comparsa dal finestrino, dalla parte di Bimba, facendoci sobbalzare. "Anche  a voi piace guardare? Solo guardare?" Con il gomito sinistro ho spinto giù il  pirillino della chiusura portiera, con la mano destra ho dato mezzo giro di  chiave al quadro motore, e con la sigaretta in bocca e l'occhio lucido e  lacrimante per il fumo, gli ho risposto "Ma sei scemo? Ti faccio guardare nel  cofano motore la prossima volta che fai un agguato!"Spaventato per la reazione,  si è tirato indietro, alzandosi. "Scusa...Scusatemi, sono arrivato da davanti,  pensavo mi aveste visto, sorridevate pure." Non sembrava più così stralunato  ora; e poteva anche aver ragione: in effetti i commenti di Bimba mi avevano già  eccitato da averlo barzotto, e non facevo che guardare lei e le auto sospette.  "E a te? A te piace solo guardare?" Il miele della voce di Bimba sciolse  all'istante la tensione. "Si, mi piace guardare, ma non solo. Quelli là hanno  oscurato addirittura i vetri!" "Addirittura..."Bimba lo pronunciò regalando un  bottone della camicetta, che adesso lasciava veder interessanti curve. "E che  cosa ti piace vedere di più?" Un altro bottone andato, occhi più dolci e un dito  maliziosamente in bocca. Gli occhi del tizio avevano notato subito la difficoltà  del reggiseno, volutamente più stretto, nel contenere ciò che un dio  perfezionista aveva creato affinché fosse ammirato...E non solo. "Bhe...Se  volete, se mi lasciate..." Io mi sono avvicinato alla spalla, e senza che lei si  voltasse, le ho fatto scivolare fuori un seno, titillando il capezzolo con la  lingua. Il tipo metteva e toglieva una mano dalla tasca. Gli era venuto duro in  un attimo, come a me. "Mi piace guardare tutto, i preliminari...Come ti  scopa...Come glielo succhi, se lo ingoi..." Ho reclinato, sorreggendolo, il  sedile di fianco al lato guida, e ho liberato il prorompente seno, finendo di  sbottonare la camicetta. "Dai, allora. Guarda quanto è golosa e bella la mia  bimba." La gonna è salita fino alla vita e oltre, e scostate le mutandine, il  suo fiore ha profumato l'aria, stillando caldo miele. Il voyeur all'inizio stava  di fianco alla macchina, presso il finestrino; poi ha capito che la visuale  frontale attraverso il parabrezza, sporto leggermente sul cofano, era la  migliore. Bimba fermò il mio titillare di clitoride, e se la aprì con entrambe  le mani. "Ti piace la mia patonza? Dai, lecca il parabrezza per farmi vedere  quanto ti piace. Ce l'hai già duro? Tiralo fuori e struscia la cappella sul  vetro!" La posizione era impossibile da realizzare, ma duro ce lo aveva duro, e  lo tirò fuori, battendolo e strusciandolo sul cofano. La mia bimba mi ha fatto  infilare davanti al suo sedile, accucciato e comodo per lappargliela e ha  proferito un "Menatelo!" che stava a significare che voleva godere delle mie  attenzioni e della vista di un cazzo duro che si segava in suo onore. L'ho  leccata e lappata a dovere, fin sul far dell'orgasmo, mentre lei arrapava il  malcapitato, incitandolo a venire, a godere della sua sola visione, a lasciar  scie di sperma sulla carrozzeria. L'uomo non era però intenzionato a rovinarsi  il finale, che sperava sarebbe stato pirotecnico e rovente, date le premesse: si  menava lento e non staccava gli occhi dalla mia dea. Dolcemente mi ha preso la  testa fra le mani e mi ha fatto tirare su. Mi esplodevano i pantaloni dalla  erezione che avevo, e il pene è letteralmente saltato fuori dai boxer,  trovandosi giusto dritto davanti alle meravigliose porte di Giada. Mentre  entravo lento ha sospirato profondo, sussurrandomi all'orecchio: "Scopami forte,  bimbo, scopami! Ma non venire mai, non venire ancora..." Non me l'avesse detto  l'avrei scopata a morte, ma così mi aveva sovraeccitato, aveva tracciato la  missione che mi avrebbe condotto al completamento della mia stessa esistenza,  una volta portata a termine. Godevamo come matti di quel momento, ma lo  spettacolo non ne giovava. Mi sono sdraiato sul sedile, e lei mi si è stesa  sopra, la sua schiena sul mio addome, sulla mia pancia, una gamba sul cruscotto  e una fuori dal finestrino, aperta alla vista, aperta per il mio martellare. Se  la teneva spalancata con due mani, assecondando i miei movimenti per potersi far  penetrare il più a fondo possibile, fino ai coglioni. L'uomo di fuori guardava  allibito, se lo menava e, reggendo una gamba di Bimba, le leccava il tacco della  scarpa, la calza di nylon. "Schizza il tuo sperma sulla mia fica, daiiiii!!!!" ,  "Ti piacerebbe venire a infilarmelo anche tu, eh?" Potevo solo immaginare la  faccia che poteva fare il voyeur a simili affermazioni, pronunciate con toni  modulati e schiavi di un dannato e benedetto orgasmo in corso, ma mi eccitava e  mi faceva incazzare allo stesso tempo sentirla così ingorda, e più ne diceva,  più le martellavo dentro, indemoniato. Ha goduto che ancora la stantuffavo a  perdifiato, e avrebbe goduto ancora se mi avesse lasciato continuare ancora per  poco, ma il suo divino senso del piacere chiedeva altro per soddisfarsi. Mi ha  fatto sedere nuovamente al posto di guida, reclinando il sedile. Il mio pene era  lucido di umori vaginali, e pulsava al ritmo del cuore su di giri. "Dai, vieni  qui." L'uomo era ammaliato, ma non smetteva di trastullarsi; quasi non credette  ai suoi occhi quando Bimba si mise con il culo nudo fuori dal finestrino,  agitandolo invitante, piegata in avanti per potermi spompinare. Non sapeva che  cosa fare, e aspettava un cenno, una richiesta, forse un ordine. "Vero che può  annusarmela, amore?" Io non so resisterle in situazioni normali, figuriamoci  sotto tortura; ma stoicamente ho tenuto la parte: "Mhhhhh...Annusartela...Non so  se sia il caso, bimba." "Daiiii. Maooooo!" "Va bene, amore. Profumerà di  perdizione e paradiso, sai?" "Dici? Glielo chiederemo dopo. E se la  volesse...Assaggiare?...Eh?" "Ma sei proprio un'insaziabile golosa! Non credo di  potertelo lasciare far...Eeee...Eeeehhhh..." La sua lingua mi si è appoggiata  sul filetto. Prima la punta, poi l'ha fatta scivolare fino al piercing,  battendomelo sopra. Me lo ha inghiottito in un movimento rapido, e piano piano  l'ha preso tutto in bocca, le labbra che sembravano arrampicarsi lungo la mia  asta, fino ai coglioni. Un lunghissimo istante di stasi..."MAOOOOOOOOOO!!!"  Gutturale e soffocato per il mio sesso che le riempiva la cavità orale, quel  maooooo mi è vibrato dalla cappella lungo la spina dorsale, fino al cervello. Ho  mugolato quello che mi è sembrato più simile a un si, le ho stretto i capelli  nel pugno, dandole il ritmo, lento e dolce, perchè dopo quell'antipasto avrei  potuto cedere in trenta secondi. "Ehi! Lecca come si conviene la mia signora."  il tizio non se lo è fatto ripetere due volte, e accosciatosi ha incominciato a  leccare, poggiando le mani sulle natiche per divaricarle leggermente. "Sei  fortunato a leccare una fica regina come questa, lo sai?" Bimba agitava il  bacino, strusciandogliela in faccia; Capivo che si eccitava per ogni mio  commento da come mugolava sulla mia cappella. "Ti fa sbiellare questa fica, eh?"  Contorcendomi sono riuscito a pinzarle un capezzolo, tirandolo dolcemente. "Ti  piace come ti lecca, mia stupenda?" "Siiiiii...Ci sa fare, sai?" Mi ha guardato  con sfida, malizia e puro godimento. Le ho tirato forte il capezzolo, e lei mi  ha succhiato con più forza e vigore. "Vero che berrai tutto come un goloso,  quando la mia principessa ti verrà in bocca? Vero?" Bimba vibrò, si immobilizzò  un momento, poi vibrò ancora, ritraendosi da me e schiacciandosi sul viso del  nostro nuovo amico, appesa alla mia verga con due mani. Urlò, sussultando. Io le  accarezzavo il capo, lui le mulinava la lingua dentro, con la faccia immersa nel  suo dilagante piacere; gli si è agitata in faccia ancora per lunghi istanti, poi  si è rizzata a sedere, tirando su il sedile. L'uomo si è alzato a sua volta,  facendo sporgere il pene all'interno dell'abitacolo, ritto davanti al volto di  lei. Io mi son tirato su, voltandomi e sporgendomi; le ho strusciato la guancia  con il glande, bagnandogliela, fino a poggiarlo sulle labbra chiuse. Lei ha  sorriso, facendo guizzare due volte la lingua, due piccoli lampi di piacere. Ha  afferrato entrambi i peni, e con aria soddisfatta, ha incominciato a menarli;  distribuiva attenzioni ora di là, segandolo e regalandogli la perversione degli  occhi vogliosi, ora di qua, succhiandomelo, leccandomelo, bagnandolo di saliva,  sen za smettere di occuparsi dell'altro. Teneva le gambe chiuse, ma io ero  comodo per potermi prendere ancora cura di lei, toccandola; le accarezzavo le  cosce avvolte nelle autoreggenti, ma rifiutava di concendersi. Incrociato il suo  sguardo ha smesso di menarci, e mi ha guardato con aria divertita. "A tuo  rischio e pericolo. Lo sai che se mi tocchi mi eccito." Ha socchiuso le gambe e  regalato due lentissime menate al terzo incomodo, ma sicuramente fortunato. Le  ha aperte ancora un po'. "Prego, accomodati..." Era bagnata fradicia. Questa  volta le ha regalate a me due menate perversamente lente, e mentre le infilavo  quattro dita dentro, ha inghiottito la cappella dello sconosciuto, dandogli una  scossa, tanto si è irrigidito, in piedi, fuori dall'abitacolo, acceso dalla  magia sprigionata da due anime legate tra loro, e alla costante ricerca della  loro reciproca felicità, pienezza, completezza. "Quanto ti piace succhiar cazzi,  eh?" "Da morire!" Pompava ora l'uno, ora l'altro, li menava veloci, lenti,  mentre godeva di due dita che le scavavano dentro e di un pollice che le  lucidava il clitoride. "E tu sei un porco!!!! Quanto ti piace vedermi troia per  te, eh?" "Da morire, amore! E io sono il TUO porco! Succhiaci, dai. Voglio farti  godere mentre ci tiri a lucido." Roteavo il pollice come un forsennato, e le  avvitavo all'infinito indice e medio nella micina. "Quanto ti piace ciucciar  cappelle mentre godi?" Si staccò dalla mia, e impugnatici con decisione, urlò un  orgasmo silenzioso, fatto di singulti e spasmi di piacere, appesa ai nostri  membri. In queste situazioni la mia bimba a volte morde, graffia, scalcia anche;  non riuscivo a vedere il volto del compare, ma sentendo la pressione sul mio  membro, e vedendo la pelle tirata dal glande del suo, ho immaginato con piacere  che una piccola espressione di dolore gli abbia attraversato il volto. Poi la  pressione è diminuita, lentamente. Bimba riemergendo dalla sua estasi, mi ha  tirato verso di sé e il finestrino, e ha spinto fuori l'altro. "Vuoi vedere come  bevo il mio uomo? Come lecco il suo sperma? Menatelo dai!" Il finestrino ronzò,  chiudendosi. L'uomo di fuori, seppur eccitato per il gran finale prossimo a  venire, era deluso per quel chiaro gesto di distacco, ma abbastanza intelligente  (o troppo infoiato) per assecondare quell'ultimo gioco. Chi si accontenta gode,  e quello lì aveva proprio una gran voglia di godere. Ricordandosi delle prime  richieste, se lo menava, strusciandolo sul finestrino, sulle labbra, sulla  lingua di Bimba, dilatate e striscianti per il contatto con il vetro. Il  ticchettio che il piercing sulla lingua faceva sul finestrino, lo eccitava, e  cercava di batter la cappella a tempo con quello. La mia musa ha incominciato a  succhiarmelo, tirandomelo il più vicino possibile a quella trasparente barriera,  su cui la nostra perversione trovava il sicuro coronamento di fantasie  ardentemente cercate. E me lo menava, titillandomi la punta con la lingua.  Ancora sul finestrino, sulla scia di bave lucide. Ancora a leccarmelo,  menarmelo. Sono venuto, urlando. Sono esploso, inarcandomi, come folgorato. Il  primo schizzò è rimbalzato via, finendo sulla camicia di Bimba, il secondo e il  terzo si son fatti filoni colanti appesi alla notte, gli altri hanno nutrito la  mia bimba. Ancora scosso da spasmi, mi son fatto ripulire per bene, per poi  godermi lo spettacolo della sua lingua, che dal basso verso l'alto, raccoglieva  il primo dei due densi filoni. L'urlo di piacere del tizio ci è esploso nelle  orecchie, come se fosse con noi nell'abitacolo. Ha tirato basso, sulla portiera  i primi fiotti, per poi alzare il tiro, alla ricerca di quella conturbante e  insaziabile bocca. Ha urlato ancora, spalmando la sua crema sulla lingua, sul  piercing di vetro. "Mio dio! Sei uno sballo, bimba!" Appena terminata la frase,  ho avuto una strana sensazione, confermata dallo sguardo di Bimba, che puntava  davanti. Girandomi ho messo a fuoco tre individui, chissà da quanto tempo a  bocca aperta, due dalla parte del mio finestrino e un altro davanti al cofano.  Senza minimamente coprirsi, e senza nessuna vergogna, la mia bambina mi ha  baciato sulla bocca. Aveva un' aria intimorita, e quell'espressione che mi fa di  zucchero il cuore, come se avesse fatto un casino incredibile, ma in realtà non  voleva, e mi guardava, smarrita per un attimo, chiedendomi silenziosamente come  fare, cosa fare. "Ehi, va tutto bene, bimba. Mi hai fatto impazzire con la  trovata del finestrino, sai?" Un sorriso. "Maooooooo!!!" Di nuovo turbata,  controllando i nuovi arrivati. "Ma... Ora che facciamo?" "Bhe... Ci serviva  gente per ..." Le si è acceso un lampo negli occhi: scomparsa la bimba tenera,  si era materializzata la donna splendida che è, sicura, che sa quel che vuole e  sa come ottenerlo. Ma ho sorriso, innamorandomene ancor di più, perchè ero  sicuro che aveva provato un piacere, un' emozione, un godere, qualunque cosa  fosse stata, talmente grande, pura, da farle dimenticare il perchè eravamo  venuti fin lì. Fufy, sodomizzata da una coda di cavallo, nel bagagliaio ormai da  circa tre ore, aveva una padrona che era in realtà una Dea del Piacere. Siamo  scesi dall'auto ancora un po' scompigliati, per così dire, ma dovevamo  approfittare del momento. Bimba si è diretta subito verso il bagaglio, con me  dietro, che rivolto verso i guardoni, chiedevo soltanto un istante di pazienza,  che presto avrebbero avuto una gradita sorpresa. Strattonata per il guinzaglio,  Fufy è caduta a terra, uscendo dall'angusto vano; ma la mia lei voleva così, in  modo da poterla presentare a quattro zampe agli ospiti. "Dai Fufy, fai la brava  cagnetta!" Il primo tizio aveva fatto il giro dell'auto, unendosi ai nuovi tre.  Magari si conoscevano anche. Forse erano un gruppo affiatato di voyeurs. "Mhhhh,  sei ancora duro. Dai vieni qui da Fufy!" Erano già tutti duri, dato lo  spettacolo a cui poco prima avevano assistito, e all'unisono si son calati  brache e mutande, sfoggiando esperte verghe, come il compagno. Bimba stava  seduta sul cofano, la schiava davanti a lei, in mezzo ai quattro amici. Si  toccava attraverso le mutandine, insultando la cagnolina e spingendole la testa  ora su questa, ora su quella cappella. Ho preso dalla borsa degli attrezzi le  manette, che ci sarebbero servite per il proseguimento, e ho aspettato con calma  che la fellatio multipla terminasse. Avevamo fatto delle prove sulla lunghezza  della catena che univa i due anelli metallici delle manette, e spinta in malo  modo Fufy a faccia in giù sul cofano della sua macchina, le abbiamo assicurato i  polsi agli specchietti retrovisori: dalla posizione a carponi, schiacciata sul  parabrezza, è scivolata giù, ma con le braccia distese, non riusciva a puntar le  ginocchia per tirarsi su...A meno che qualcuno non la tirasse su dalle chiappe,  e facendole da sponda, non la sorreggesse da dietro. "Prego, free access!",  Bimba sorrideva, soddisfatta per i lamenti di Fufy e lo sguardo di meraviglia di  quella gente navigata. "Nessuno la aiuta?" Le frustò le natiche con il  guinzaglio, ormai sganciato dal collare e assurto a ruolo di frustino ufficiale.  Il primo l'ha sollevata senza sforzo, e prima ancora di averle fatto appoggiare  le ginocchia sulla lamiera, l'aveva già infilata. "La cagna vuole il servizio  completo. Datti da fare!". Lo ha frustato con leggerezza sul di dietro, e quello  ha incominciato a stantuffare come un treno. Degli altri tre, uno si è messo in  fila dietro al primo, gli altri due ai lati del cofano, cercando con le loro  aste la bocca della zoccoletta; risultava scomodo, se non impossibile. Si sono  arrampicati sulle ruote, ottenendo il risultato voluto. Li guardavo meravigliato  anch'io, l'intera scenetta mi ricordava il circo. E Bimba, sbottonandomi la  patta, mi ha ricordato che ce l'avevo duro da farmi male! Ci siamo baciati con  passione, poi l'ho fatta voltare, e appoggiata alla macchina, le ho scostato le  mutandine, prendendola da dietro: siamo durati poco, tutti e due, dieci o dodici  colpetti, non di più. Le ho riempito la fichetta di sperma, e, uscendo, le ho  risistemato le mutande con cura, perc hè tenessero tutto dentro. Lei si è subito  arrampicata sul cofano, con la schiena sul parabrezza, e, mentre i due  stantuffatori si davano il cambio, ha dato il mio sperma da leccare al suo  giocattolino. E godeva dei colpi che Fufy riceveva in pancia mentre la leccava,  premendo ritmicamente più forte con la lingua. "Ti piace leccare lo sperma del  tuo padrone dalla mia fica,eh? Lecca, allora, cagna!" Ho preso dalla borsa degli  attrezzi uno dei ninnoli preferiti della mia dolce metà, e menandomelo con  calma, ho aspettato che molto fraternamente, i quattro finissero il primo giro  di penetrazione. Bimba ha goduto, con le mani aggrappate ai capelli di Fufy,  prima schiacciandole le faccia sul sesso, e poi allontanandola con forza, mentre  si contorceva, tirandosi su, lungo il parabrezza. L'ho aiutata a scendere dal  cofano, e le ho passato il suo giocattolo; i quattro la guardavano sempre più  stupiti, mentre io liberavo la schiava, per riammanettarla sul cofano a faccia  in su: Fufy aveva le braccia stese e dolenti, e non sarebbe riuscita a issarsi,  sedendosi sul cofano, se qualcuno non l'avesse aiutata. Bimba aveva indossato  con malizia e sensualità lo strap-on. Le ha tirato su le gambe e ha puntato lo  strap-on sul buchino del culo ancora stretto. Con un movimento deciso l' ha  infilata, spingendola sul cofano, fino ad esser comoda per menarle profondi  colpi. Fufy ha urlato, contorcendosi e tendendo allo stremo le catene che  legavano le manette agli specchietti; poi ha incominciato ad ululare, man mano  che il grosso fallo le allargava l'ano e le regalava piacere. "Forza, voglio che  la montiate a neve questa inetta puttanella!!!" Bimba godeva come una pazza  nello scoparsi Fufy. I quattro se lo menavano, ai lati del cofano, due per lato,  mirando a quel corpo sconquassato da dolore e piacere. Io sono scivolato dietro  Bimba, e l'ho infilata da dietro, nella fica fradicia, sincronizzando i miei  movimenti, aggiungendo alla sua forza la mia nel menar colpi profondi. Bimba si  piegava sulle gambe aperte di Fufy, io le tiravo i capezzoli, le impugnavo le  tette rotonde e sode, le sussurravo cose sconce all'orecchio, piegato su di lei,  come se volessi fondermi con lei nell'orgasmo. E' arrivato per tutti e due sugli  schizzi del primo voyeur, un lungo arco che ha imbiancato il cofano, il viso, le  labbra di Fufy. L'orgasmo ci ha bruciato il sangue mentre il secondo e il terzo  urlavano, colando pancia e seno, e spingevano le cappelle verso la bocca aperta  della schiava. Ansimavamo ancora, quando il quarto, a carponi sul cofano, è  riuscito a venire tutto in bocca a Fufy, scrollandolo fino all'ultima goccia. Le  sono scivolato fuori, e ho liberato Fufy; si è accasciata a terra, proprio  davanti all'auto, ansimante anche lei. I quattro se lo coccolavano, felici e  soddisfatti. Il gioco per loro era finito. Bimba, seduta in punta al cofano, a  gambe aperte, le ha fatto pipì addosso, mentre le accarezzavo il viso.  "Sporcherai tutto il bagagliaio, lurida zoccola!!!" Bimba mi sorrideva, contenta  come una bambina dopo aver fatto una marachella e averla scampata. "Andiamo,  Ami? La butti tu nel bagagliaio?" "Certo, amore!" Siamo tornati a casa fumando  una sigaretta, tenendoci per mano, silenziosi e sorridenti. Scaricata Fufy in  garage e fatta una doccia, ci siamo buttati a letto, stremati. E abbiamo fatto  l'amore dolce, più dolce che mai.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;Raccontato da DeaSciamano&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;Altri racconti su&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.priverm.com/"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;RM Privè&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/294432767687489541-157461616837638039?l=priverm.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://priverm.blogspot.com/feeds/157461616837638039/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://priverm.blogspot.com/2010/09/un-giro-al-parco.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/294432767687489541/posts/default/157461616837638039'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/294432767687489541/posts/default/157461616837638039'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://priverm.blogspot.com/2010/09/un-giro-al-parco.html' title='Un giro al parco'/><author><name>Staff</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07061784753137768327</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-294432767687489541.post-3156929152368868461</id><published>2010-09-11T23:13:00.002+02:00</published><updated>2010-09-11T23:15:14.458+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Racconti Erotici / Sadomaso'/><title type='text'>Come spegnere la sete</title><content type='html'>&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;Stavamo tornando da un lungo giro in moto, ormai diretti a casa, quando, in un momento di dolce decelerazione, le ho bussato sul casco, facendole segni strambi davanti alla visiera; non volevo che capisse, volevo farla arrabbiare, per giocare un po'. Ho capito di esserci riuscito da come ha scalato in seconda per superare la fila di auto, da come si è buttata dentro un varco per accostarsi a destra, nella piazzola di un benzinaio.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt; "Che cosa c'è? Cosa sono quei segni da mongolo?" "Ci fermiamo un attimo?" "Perché?" "Ho fame!" "E non resisti fino a casa?" "Mhhh...No, non credo proprio." Due colpi leggeri di acceleratore, a significare un po' di stizza. "E cosa vuoi mangiare?" "TE! Ma mi accontenterò anche di una pizza. Dai, che 'stasera non cuciniamo, non sporchiamo neanche la cucina, eh!" E' ripartita di colpo, strappandomi quasi giù dal sellino, per dispetto, lanciando i suoi Dai! Dai! Dai! Ma il tono della sua voce era tranquillo, e me la ridevo nel casco, nonostante avessi rischiato di prender una culata cosmica. Ci siamo fermati poco dopo, in una pizzeria che affacciava sulla statale trafficata; abbiamo scelto un tavolo con vista sul parcheggio: potendo disporre un campo minato intorno alla bimba e di due mitragliatori di guardia, avremmo potuto anche gustarci la pizza, invece sapevo già che l'avremmo divorata velocemente, controllando la rossa bicilindrica. Senza neanche togliermi il giubbotto, mi sono avviato verso il bancone, per ordinare le pizze. Una cameriera acida mi ha subito apostrofato: "Vengo al tavolo a prendere le ordinazioni!" Le stavo già sulle scatole. Le ho sorriso: "Visto che son qui, può già prenderla adesso l'ordinazione. Una diavola e una pizza americana con patatine fritte, grazie." Ero ancora appoggiato al banco, quando mi son sentito osservato; Bimba mi fissava, poi i suoi occhi son scivolati di lato; voltandomi sulla mia destra, ho notato una brunetta sulla trentina che mi guardava interessata, credo per il giubbotto da motociclista. E spudorata, mi ha fatto gli occhi dolci: "Mi porti a fare un giro?" "Ahahahah! Devi sbatter le ciglia al tavolo laggiù, è lei che guida, sai?", indicando la mia dolce metà. Son tornato al tavolo, osservato speciale, lanciando occhiate dure a un tavolo dove due uomini commentavano la maglietta stretta di Bimba, che metteva in risalto il seno prorompente. "Allora?!??" "Ascolta: mi ha chiesto di fare un giro in bimba; e le ho detto che avrebbe dovuto far gli occhi dolci con te, dato che guidi tu!" "Sempre a far il cretino, eh!" "Certo! Come quei due che non ti staccano gli occhi di dosso!" "Gli piace la mia maglietta, amore." I suoi occhi si erano accesi, maliziosi di sfida. "Lasciamo stare... Quello che c'è sotto la maglietta, semmai!" "Ti piace quella lì?" "Non è nulla di particolare; non mi smuove nulla... Però potremmo provare a punirla." "Punirla?... Scordati di lasciarle il tuo cellulare, hai capito?" "Le lasciamo il tuo. E le parli tu, eh?" La cameriera acida si era nel frattempo appropinquata al tavolo, con uno sguardo antipatico. "Allora cosa prendete?" "Da bere acqua naturale fuori frigo, grazie", e le ho sorriso. "E da mangiare?" "Esattamente quello che ho ordinato poco fa. Grazie." Era chiaro che mi odiasse. Magari avrà anche sputato sulle pizze. Ma si ricordava l'ordinazione, evidentemente. "Dai, tanto noi finiamo prima di lei: le dico di chiamarmi appena usciamo. Ci parli tu, la valuti tu." Detto e fatto. La brunetta ha accettato con un sorriso sorpreso il bigliettino con su il numero di cellulare; la Dea l'ha controllata per tutta la cena, così come ho fatto io con quei due cretini: pari e patta. E la pizza si è volatilizzata in pochi minuti. Appena usciti mi sono rollato una sigaretta. Non avevo ancora chiuso la cartina, che il cellulare già suonava: accesa una Marlboro rossa, Bimba ha risposto, camminando avanti e indietro, girando intorno alla moto. Non stavo neanche a sentire, sapevo che mi avrebbe fatto il riassunto; e avrei capito dal primo sguardo. La telefonata durò poco, ero ancora a metà sigaretta. "Allora?" "Ma sentilo, come è curioso! Si è stupita del fatto che l'abbiamo contattata; vuol provare ad esser dominata da una coppia." Le ho sorriso, stupito. Lei, in risposta, mi ha tirato le chiavi della bimba. "Guida tu, sono stanca." Con il pancino pieno e la giornata di guida sulle spalle, seduta dietro e cullata dalle vibrazioni profonde del motore, Bimba si appisolava quasi; ho guidato con polso leggero, facendo delle curve seta che scivolava via, accarezzandola e mantenendo il suo stato di torpore, fino a casa. Non ne abbiamo più parlato, fin quando un giorno, dopo un ulteriore contatto telefonico, abbiamo deciso di incontrarla. Ci siamo accordati per un sabato mattina, dopo aver pianificato il nostro gioco. Ci siamo incontrati in un bar del centro, a metà mattina. La mia Dea, pur avendo scelto un abbigliamento casual per non imbarazzare l'ospite, era stupenda. Come sempre. Ma gli occhi le brillavano come nelle occasioni speciali, quale era appunto questa. Dopo le presentazioni e un attimo di imbarazzo, abbiamo consumato la colazione, parlando del più e del meno, fin quando il motivo di quell'incontro a tre, ha monopolizzato la conversazione. La brunetta (si chiamava Francesca, se non ricordo male) era nervosa, e noi dovevamo agganciarla prima di pranzo per far quello che avevamo progettato. Gli piacevamo, ma al di là di qualche gioco light tipo sub/dom con partner occasionali, non aveva avuto alcuna esperienza come schiava "Devi fidarti un minimo se vuoi provare un altro tipo di piacere, no?" Bimba sorrideva come il sole splende in pieno Agosto. La magia era stata fatta, e due minuti dopo ci seguiva in macchina, direzione casa nostra. L'abbiamo bendata prima di farla entrare in casa. La mia lei la spogliava con voluta lentezza, mentre io le accarezzavo la pelle scoperta con un frustino da equitazione: aveva indosso un completino di pizzo nero e auto reggenti. “Ma guarda che carine che siamo. Ti piace così?” Mentre Bimba le titillava e succhiava un capezzolo, io le sfruculiavo l'altro, le lisciavo le cosce, soffermandomi sul pube. L'ospite incominciava a scaldarsi: era già quasi in nostro pugno (più nel pugno di Bimba, a dire il vero), e, finito di spogliarla, l'abbiamo legata ad una comoda poltrona girevole, nel centro della sala, con i polsi legati da manette dietro lo schienale, e le gambe in posizione aperta, spalancate ad una nuova esperienza, per così dire. Passato il bastone del comando al mio amore, le ho tolto la benda. Sorridevamo soddisfatti tutti e due. Lei un po' meno. "Non mi farete sanguinare, vero?" Le tremava un po' la voce, mentre guardava la mia lei leccare la punta di cuoio del un frustino. Io ridevo sotto i baffi, mentre caricavo un dvd nel lettore e la Dea girava la sedia verso la televisione a parete. "No, ma per incominciare ad eccitarti e godere avrai da guardare, bambina. E imparare." Le prime immagini erano inequivocabili: si trattava di un dvd porno di ottima fattura, una raccolta di scene prevalentemente di gang bang; l'ospite non reagì male alla proiezione, solo un gemito flebile. Erano le undici circa, era ora che la brunetta incominciasse a bere. Ho posato di fianco alla sedia una cesta da sei di acqua naturale, fuori frigo, oligominerale, a basso contenuto di sodio; di quell'acqua che una volta bevuta ti costringe a correre a far pipì dopo una mezz'ora circa. Francesca si è agitata sulla sedia, confusa da quell'apparizione. "Non preoccuparti, berrai un po' per volta, eccitandoti. Ma non troppo, altrimenti..." Bimba le aprì il sesso con la punta del frustino, e diede una pacca leggera sul clitoride. Poi lo strusciò, infilandolo appena. "Ma bene, siamo già umide!" "Ma perché bere?" "Tu devi ubbidire. E guardare tutte quelle beghe che regalano piacere, come se lo regalassero a te. Non ti ecciterebbe esser al centro di quelle attenzioni, puttanella? Si che ti piacerebbe, dimmi la verità." Aperta una bottiglia, le ha versato acqua sul volto, che istintivamente ha cercato di bere, intercettando il liquido. "Brava, così." Uno sguardo di intesa fra di noi mi ha confermato che la mia malvagia compagna si stava divertendo e che io, per il momento, potevo dedicarmi ai fatti miei: avevo da travasare un Ficus Starlight che aveva patito il riscaldamento a pavimento del nostro alloggio, e che stava rapidamente deperendo. Trapianto e potatura, ne avrei avuto per un paio di orette; tanto dal terrazzo potevo comodamente vedere cosa accadeva in sala. Avevamo discusso fra di noi su quanto lo stimolo della minzione inibisse l'eccitazione e la lubrificazione nella donna, e viceversa, ed essendo curiosi, volevamo testare, sperimentare questo gioco. Francesca beveva e gemeva delle frustate che le piovevano addosso qua e là, senza staccare gli occhi ora dal video, ora da Bimba, che la eccitava con parole suadenti, enfatizzando la scene a video (ce ne fosse stato mai bisogno). Finito di trapiantare il ficus, l'ospite aveva ingurgitato quasi due litri d'acqua; Bimba, per non farle pesare il forte stimolo a far pipi, le aveva pizzicato i capezzoli con due mollette, unite da una catenella. Non le stimolava più il sesso, ma tirava la catenella, allungandole i capezzoli e godendosi le smorfie di dolore. Francesca parlava, e a guardar l'espressione del volto, sembrava più implorare; aguzzando l'orecchio la sentivo che implorava si di far pipì, ma di voler godere come una vera troia, di buttarsi in pasto ai quattro o cinque maschi di turno che a video si trastullavano con una biondina tutto pepe e sorrisi in camera. Avevo quasi finito di potare la pianta, che mi son sentito chiamare: "Ehi, giardiniere. Tocca a te. E' ora." Bimba aveva tirato fuori lo strap-on, e Francesca la guardava a metà fra il terrore e la supplica; non capiva più se sarei stato io a farla godere o la mia compagna. La vagina era umida e lucida, e gonfia: era giunta al limite. Sono sceso in garage per prendere la sorpresa finale. Tirata su la saracinesca, la luce ha inondato di colpo il box; Fufy, accucciata sulla sua coperta in un angolo, si è tirata su. E avrebbe anche scodinzolato, se avesse potuto, mentre mi veniva incontro, tendendo la catena che la legava al collo. Ma non poteva, la natura l'aveva fatta ubbidiente si, ma non di razza canina. "Non leccarmi le scarpe, sono pulite, non ne vale la pena. Avrai altro da leccare." Fufy, così la chiamavamo, era la nostra schiava adorante; quando veniva da noi stava in garage, con le sue due ciotole, una per l'acqua, l'altra per il cibo. Era per lei lo strap-on, che Bimba adorava utilizzare in rapporti anali a secco, mentre la cagnolina leccava il mio membro, per poi non poter goder mai della mia eiaculazione. L'avevamo chiamata per l'occasione, dicendole di venire da noi il venerdì pomeriggio, ma era arrivata solo verso sera, adducendo scusa banali (anche se sicuramente vere, perché ormai totalmente asservita al nostro volere), e si era così guadagnata delle belle frustate per il ritardo non giustificato. Le avevamo dato da mangiare la sera prima, ma nella ciotola dell'acqua avevamo messo una manciata di sale grosso, che Fufy aveva diligentemente spazzolato. "Hai sete, eh?" Lei in risposta si è leccata le labbra secche. "Vieni, che la tua Padrona adesso ti da bere una cosa buona." Mugolava di piacere all'idea di soddisfare la sua Signora. E' entrata in sala a quattro zampe, come le avevamo insegnato, e si è accucciata ai piedi di Bimba. Francesca non l'ha nemmeno notata, inarcata sulla sedia, con quasi tutto il frustino inserito dalla parte del manico, nella fica sgocciolante. La Dea ha accarezzato il capo di Fufy, poi l'ha condotta davanti all'ospite, strattonando il guinzaglio affinché si posizionasse davanti al sesso fradicio. "Leccala! Leccala e bevi! Adesso!" Lo spettacolo stava per incominciare. Seduto sul divano avevo la visione completa di Fufy che lappava, scatenata dalla mia dolce metà, e Francesca che, godendo, liberava fiotti di pipì color argento. Ha iniziato con getti brevi, ansimando, poi ha dato il via a una fontana della durata di qualche secondo, un gorgoglio pieno in bocca alla cagnolina ubbidiente. Bimba si stava bagnando, lo capivo dagli occhi che le si facevano liquidi. Ha incominciato a frustare Fufy sulle natiche scoperte, e poi ancor di più quando Francesca ha urlato, non ancora per un orgasmo, ma per il senso di liberazione. Io mi sentivo un'erezione da primato, sono saltato in piedi dietro al mio amore che aveva indossato lo strap-on e allargava il culo alla schiava, pronta a farla sua; tirato fuori il pene mi sono infilato nella sua fica marcia di piacere, dando vita a un trenino bizzarro e particolare. L'ospite adesso urlava di puro piacere, Bimba sfondava il culo a Fufy, spinta a sua volta dal mio impet o incontenibile: dieci minuti di delirio, liquidi e piacere che si mescolavano, e un orgasmo unico (una delle poche volte in cui abbiamo permesso alla nostra schiava di ottenerlo con così tanta clemenza), ciascuno con il proprio ruolo. Io e Bimba abbiamo continuato ancora: ero troppo eccitato per un solo orgasmo, e lei anche; abbiamo finito in un sessantanove, nutrendoci ciascuno del piacere liquido dell'altro, mentre Fufy continuava a tormentare di lingua Francesca, sudata e stremata all'inverosimile. Una volta ricomposti, l'abbiamo liberata. "Siete dei dannati bastardi!" Si è rivestita, scappando via. Una settimana dopo, però, ci ha chiamati, chiedendo di rivederci; siamo andati, giusto per portarle l'etichetta dell'acqua che tanto l'aveva fatta godere: che si allenasse da sola!&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;div style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;Raccontato da DeaSciamano&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;Altri racconti su&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.priverm.com/"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;RM Privè&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/294432767687489541-3156929152368868461?l=priverm.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://priverm.blogspot.com/feeds/3156929152368868461/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://priverm.blogspot.com/2010/09/come-spegnere-la-sete.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/294432767687489541/posts/default/3156929152368868461'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/294432767687489541/posts/default/3156929152368868461'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://priverm.blogspot.com/2010/09/come-spegnere-la-sete.html' title='Come spegnere la sete'/><author><name>Staff</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07061784753137768327</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-294432767687489541.post-6992741915703370812</id><published>2010-09-02T22:11:00.008+02:00</published><updated>2010-09-03T13:13:17.029+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Racconti Erotici / Gang'/><title type='text'>La Dea si fa dolce</title><content type='html'>&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;Era ormai qualche mese che Eros si era trasferito per convivere con la sua Dea.  Aveva però mantenuto i rapporti con alcuni colleghi, anche perché svolgeva lo  stesso lavoro di prima, benché in una città diversa, e a volte gli capitava di  ricevere chiamate per problemi riguardanti i suoi ex-clienti. A metà settimana  lo chiamò&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;Carlo, il venditore migliore del precedente ufficio, uomo curato ed  eterno scapolo, una persona interessante, non solo nell’ambito lavorativo.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif; font-size: large;"&gt;“Hai  cambiato casa? Bene, sono contento!” “Si, mi ero rotto del centro città, troppo  casino, traffico. Ho preso una villetta in collina, in un posto carino. Senti,  sabato ho organizzato una cena con tutti gli altri, mi farebbe piacere se  venissi anche tu. Ovviamente è invitata anche la tua dolce metà. Non vi  aspettate che cucini io, però! Ahahahahah! Ci siamo messi d’accordo, ognuno  porta un pezzo e io metto il vino. “Ok, vedo di organizzarmi. Va bene se noi  portiamo il dolce?” “Stai tranquillo, tu vieni da lontano, non portare nulla, se  non la tua bella.” “Ti do conferma per venerdì, ok?” “Dai, fammi sapere. Ti  saluto che devo entrare da un cliente.” “Ciao Carlo. Fai il bravo e non  spennarlo, mi raccomando! Ahahahahah!” Era l’occasione per passare un fine  settimana insieme a Bimba nella propria città, e di farle conoscere i colleghi  con cui per alcuni anni aveva lavorato. Sarebbero poi stati da lui, nella casa  che aveva voluto mantenere, il suo legame alla città natale. La sera stessa le  chiese se avesse voglia di andare a quella cena, certo della risposta positiva.  “Chi ci sarà, bimbo? Tutti i tuoi colleghi?” “Così mi ha detto Carlo. Ci saranno  anche le rispettive compagne.” “Mhhhh… Lo sai che io non vado d’accordo con le  donne. Preferirei fare una cena fra soli uomini!” “Guarda che da questo punto di  vista Carlo non si farebbe problemi, è uno scapolo convinto, e sciupafemmine”,  scherzò lui. “Interessante. E dimmi”, continuò con gli occhi accesi, “com’è  questo Carlo?” “Sui quarantacinque anni, brizzolato, un uomo interessante e  piacevole. Ma il problema sono gli altri colleghi e le loro donne, quindi non  fare pensieri troppo colorati, ok?” “Peccato!” Bimba finse un disappunto che in  realtà non provava affatto. Non aveva intenzione di fare nulla di trasgressivo,  non avrebbe mai permesso che le donne dei suoi colleghi di un tempo scoprissero  le qualità nascoste del suo uomo, anche se non lo avrebbero mai più rivisto:  fidarsi è bene, non fidarsi è meglio. “Piuttosto”, continuò serio Eros, “dovremo  portare il dolce. Ognuno preparerà una portata diversa, a noi conviene portare  una torta gelato, o delle paste, qualcosa del genere.” “Lo faccio io il dolce,  amore.” Lo guardò da monella, come era solita fare quando voleva stuzzicarlo,  giocando sul filo sottile dei doppi sensi. Lui sospirò, avvicinandosi per  baciarla. “Pensi che non possa essere abbastanza dolce con i tuoi amici?” “No,  anzi, saresti fin troppo… Golosa!” Venerdì pomeriggio, finito il lavoro, Bimba e  Eros si ritrovarono per tornare a casa. Erano stati due giorni impegnativi, e  l’appuntamento del week-end era scivolato via dai pensieri. Lo Sciamano aveva  fame, non vedeva l’ora di cenare e di rilassarsi. E fare qualcosa di divertente  nel week-end insieme alla sua bambina. “E se domani sera andassimo, che ne so,  al cinema?” “Ma non dobbiamo andare a cena con i tuoi colleghi?” “Cribbio, me ne  ero scordato. E non ho ancora sentito Carlo!” Lo chiamò immediatamente. “Ciao,  bandito. Ti disturbo? Ti confermo che ci saremo anche noi domani sera.” “Ciao  vagabondo. Senti, c’è un piccolo problema. Ti chiedo scusa se non ti ho chiamato  prima, ma ho avuto da fare.” “No problem. Dimmi, spero nulla di grave.” “No, no,  il fatto è che quegli storditi dei tuoi ex colleghi mi hanno chiesto di  rimandare. Devono andare ad un concerto, ma non mi chiedere di chi.” “Ah,  peccato. Gli tirerò le orecchie la prima volta che li vedo.” “Senti… Io ho  organizzato lo stesso una cena con altri miei amici. A dire il vero ha insistito  un mio amico. Continua a dirmi che devo inaugurare la casa nuova, e nel modo  giusto.” “Cosa vuol dire nel modo giusto?” “Ascolta, questo mio amico ha dei  giri strani, dice che porta delle donne, che vuol farci divertire.” Eros rimase  un attimo in silenzio. Guardò la sua compagna, impegnata nella guida. Si voltò,  sentendosi osservata. “Ci sono problemi?” Le fece un cenno, poi riprese al  cellulare. “Quindi non ci sarà nessuno dell’ufficio? E in quanti sarete?” “Una  decina, più le due tizie che vuol portare questo mio amico. A me fa piacere se  vieni anche tu, ma non so se può far piacere alla tua ragazza una serata  simile.” “Carlo, non sapevo che ti fossi infilato in queste situazioni losche!  Ahahahah!” “Ma che cazzo me ne frega! E quel cretino che ha combinato tutto. Se  succedono casini butto fuori casa tutti quanti a calci nel culo!” “E non ci  saranno altre coppie?” “Forse una, o due. Ho alcuni amici che cambiano compagna  una volta al mese, e non credo si facciano problemi a portarle. Tanto ho  organizzato una sorta di buffet, perché non cucina nessuno di quelli lì.” “Ti  richiamo fra cinque minuti e ti dico se veniamo.” “Mi dispiace per il cambio di  programma. Se vi fa piacere venire siete i benvenuti. Dimmi qualcosa, ti  aspetto. Ciao.” Eros sospirò, voltandosi verso la sua bimba. “La vita non va mai  come ti aspetti.” “Cosa è successo?” “Nulla di che, un cambio di programma. O  meglio, cambio degli invitati.” Spiegò velocemente come si sarebbe sviluppata la  serata, e chi vi avrebbe partecipato. Bimba sorrise, commentando. “E bravo  Carlo. Quindi il suo amico porta delle puttanelle? E gli amici di Carlo quanti  anni hanno?” “Credo siano suoi coetanei, bene o male, su per giù.” “Dai, digli  che andiamo. Voglio vedere che cosa combinano!” “Ok, ma guarda che non dobbiamo  più portare il dolce.” “Peccato!” I suoi occhi erano accesi e allegri, come  piacevano a lui. Partirono sabato pomeriggio. Ci avrebbero impiegato due ore  circa. Eros si era vestito con jeans, camicia, maglioncino e il suo vecchio  giubbotto di pelle nera. Bimba indossò una gonna a balze, sopra il ginocchio,  allegra e vaporosa, camicetta con polsini e colletto a volant, esaltato da un  cardigan scollato a V, una giacchetta sciancrata di velluto nera che la rendeva  squisita e deliziosa, e comodi stivali di pelle, a punta tonda, di stile  piratesco. Incontrarono traffico sulla tangenziale, data l’insistente pioggia di  quei giorni, e arrivarono con un leggero ritardo, dovendo telefonare più volte a  Carlo per orientarsi nel dedalo di stradine che si diramavano sulla collina  sopra la città. L’esterno della villetta sembrava ben curato, per quanto il buio  non potesse renderle onore. Parcheggiarono su un piccolo piazzale ricoperto di  ghiaia, di fianco a diverse macchine, una decina circa, e suonarono alla porta,  aspettando nel freddo umido della sera. Carlo sorrise, felice di rivedere il suo  compagno di lavoro. “Guarda chi si rivede! Come stai?”, rivolse un sorriso a  Bimba, continuando con enfasi, “Ci credo che ti sei trasferito per una donna  splendida come lei!” Li fece accomodare, presentandosi a Bimba e prendendo le  loro giacche e la bottiglia di vino che avevano portato. “Venite, venite. Vi  chiedo scusa, ma essendo un buffet credo che qualcuno abbia già incominciato a  servirsi.” La casa sembrava essere stata ristrutturata da poco, arredata in  stile moderno, pulita e accogliente. L’ospite li introdusse in un’ampia sala da  pranzo, al cui centro spiccava un grande tavolo ovale di legno scuro; su due  lati della stanza, su ampi carrelli, stavano le vivande. Salutarono gli  invitati, mentre le teste non impegnate in conversazione, si voltarono,  ricambiando il saluto con sorrisi. Carlo li presentò a quelli più vicini all’  ingresso, poi si assentò, chiamato a gran voce dalla cucina. Non conoscendo  nessuno, ascoltarono i discorsi degli altri, intervenendo qua e là, ridendo  delle battute goliardiche che volavano. Erano tutti uomini, a parte le compagne  di due invitati, che aiutavano Carlo a disporre le pietanze nei vassoi e a  portarle dalla cucina alla sala, e altre due donne, appariscenti e per nulla  carine, che, per modo di vestire e trucco usato, erano chiaramente l’attrazione  della serata preannunciato da Carlo al telefono. Stavano in disparte,  parlottando unicamente tra loro e con un cinquantenne dai capelli impomatati e  tirati indietro. Nel complesso gli invitati risultarono essere persone piacevoli  e con cui poter conversare in maniera leggera; il cibo era all’altezza di quello  che ci si poteva aspettare da un single che organizzava una cena a buffet: tutti  mangiavano, bevevano, chiacchierando allegramente. Finito di preparare le  cibarie, comparvero in sala anche le restanti due donne, semplici e decisamente  più alla mano rispetto alle due tristi donne di compagnia. Carlo si divideva fra  tutti gli ospiti, trattava tutti con cortesia, e sembrava felice della serata.  “Carlo, ma quelle due?” “E che ne so io? Le ha portate Beppe, ma non mi ricordo  neanche più come si chiamino. Sono bruttine, e non se le caga nessuno!”  “Ahahahah! E’ messo male questo Beppe se gira con tipe così!” “Lui è contento,  si sente uomo. Non gli ho neanche chiesto dove le abbia trovate, non lo voglio  sapere. Io non le toccherei neanche fossero le ultime due donne rimaste sulla  faccia della terra.” Si allontanò di nuovo, servendosi da un carrello. Eros e  Bimba si guardarono, scoppiando a ridere. In effetti erano due tristi figure, e  a meno che di immaginarsele in un bordello dei più squallidi e malfamati, era  difficile dar loro una connotazione che giustificasse la loro presenza in quella  compagnia. Difficilmente sarebbero state l’attrazione della serata, checché ne  pensasse il presunto latin lover che le aveva portate lì. Carlo e le due  aiutanti portarono vassoi carichi di frutta, e visto che la cena volgeva al  termine, Beppe si dava da fare per animare e scaldare l’ambiente, agitandosi  intorno alle sue due donnine, baciando ora l’una, ora l’altra, cercando di  metterle in mostra per il pubblico presente, palpando loro le tette, alzando le  gonne. Qualcuno si avvicinò, visto lo spettacolino, nell’indifferenza di tutti  gli altri. Bimba osservava, richiamando l’attenzione del compagno su quello che  stava accadendo dall’altra parte del tavolo. “Hai visto? Dai che succede  qualcosa.” “Sperem, bimba. Altrimenti tocca fare a noi.” La Dea si voltò, con un  sorriso smagliante. “A-ah… Dici davvero? Ma non pensi che Carlo possa  imbarazzarsi? O che possa prendersela? Ha detto a tutti i suoi amici che eri  davvero bravo sul lavoro, affidabile, che risolvevi tutti i problemi tu.” Gli  buttò le braccia al collo, e si appoggiò sul tavolo, sedendosi e agganciandolo  con le gambe, tirandolo a sé. “Chissà cosa penserebbero i suoi amici se facessi  un po’ la porcellina?” Eros la baciò, avvertendo i primi movimenti nel basso  ventre. “Lo sai che quando incominci così, quando mi parli in questo modo  sensuale, io non ti so resistere.” “Mhhhh… Interessante, sai? Perché ho proprio  voglia di fare la troietta per te, per tutti questi uomini che sembrano così  indifferenti. Pensi che gli possa piacere la mia fichetta?” Gli prese la mano, e  gliela infilò sotto la gonna. “Senti come mi sto bagnando… Lo senti?” Le scostò  le mutandine, cercando di non farsi notare. Riuscì ad aprire le grandi labbra,  giusto per sentire l’indice scivolare, sgusciare via sul suo miele. Tirò fuori  la mano e si succhiò beatamente il dito. Limonarono, mentre lui si accertava  ancora del suo stato di eccitazione, che andava aumentando di secondo in  secondo. “Dici che alla fine qualcuno lo ha portato il dolce?” “Non lo so,  bimba.” “Potrei far io da dolce per i commensali, non trovi?” “Oh si, miele  divino per far sbiellare tutti quanti!” Dietro le spalle di lei, Eros osservò  alcuni invitati che seguivano Beppe in palpatine alle due improbabili  entraineuses, in cerchio intorno a loro, ma sapeva perfettamente che se avesse  voluto, la sua bimba avrebbe sbancato la serata, facendo impallidire le due  sgualdrinelle per sensualità e lussuria. Guardò il vassoio della frutta, e gli  venne un’idea. “Vado a prendere un po’ di frutta. Ne vuoi?” Lei aveva già capito  dove volesse andare a parare, aveva già avuto brividi di eccitazione pensando a  quanto potessero diventare golosi quei frutti, se presentati e serviti nella  giusta maniera. “Certo che si. Voglio le banane più lunghe e grosse.” Le  sorrise, mentre lui arretrava verso i carrelli, senza riuscire a staccarle gli  occhi di dosso. Gli leggeva negli occhi quell’amore, quella venerazione che non  la abbandonavano mai, neanche quando si lanciavano nei giochi più sporchi e  perversi: erano occhi che non mentivano, era la magia della loro stupenda  unione. In quel momento si convinse che si sarebbero divertiti anche in quel  frangente. Tornò con un piatto colmo. Lo appoggiò sul tavolo e scelse una  fragola, la più grande. “Mordi solo la punta. Voglio sentire la tua patatina  profumare di fragola.” “Ma allora dobbiamo dare spettacolo… No?” “Si, ma prima  te la voglio leccare per bene!” Le prese le gambe, sollevandole, e la spinse sul  tavolo, in modo che potesse restare comodamente sdraiata. Fece risalire la gonna  lungo le gambe fasciate da autoreggenti scure, scostò le mutandine e immerse la  faccia in mezzo alle cosce, cacciando la lingua in un caldo delirio di voglia,  raccogliendo in bocca il divino sapore della sua donna. Avvertì un brusio nella  sala, ma continuò, infilando due dita e torturando il clitoride con la punta  della lingua, lappando e godendo il lento e costante fluire del miele in bocca.  Si tirò su quando le carezze sul capo glielo suggerirono. L’attenzione era tutta  per loro, anche se le due squillo si stavano esibendo per il loro magnaccia e  altri due ospiti, e una delle due coppie regolari si stavano lasciando andare ad  evidenti effusioni amorose. Carlo se la rideva, scuotendo il capo: mai più  avrebbe immaginato una simile inaugurazione per casa sua, e non poteva certo  immaginare quello che sarebbe seguito da lì a poco. Eros prese la fragola  spuntata, e la strofinò sul clito, sulle labbra, la spinse dentro e fuori; poi  la fece annusare alla Dea, e la mangiò, occhi negli occhi. Di fianco a loro si  accomodò la coppia che delle due sembrava più propensa a lasciarsi andare,  mentre all’altro capo del tavolo qualche patta si sbottonò, per far odorare  cazzi alle due sciattone, che improvvisamente sembrarono rianimarsi. Lo Sciamano  prese un’altra fragola e la infilò intera nel fiore caldo che non chiedeva  altro; la girò e rigirò dentro, poi lappò la fica al gusto miele-fragola,  continuando a titillarla con il frutto. Mangiò anche quella, dividendola con la  sua dolce metà. Ma quando ne prese un’altra, Bimba lo fermò. “Non fare  l’egoista, bimbo, ci sono altri commensali che hanno fame di frutta. E di fica.”  Eros si scostò. La coppia di fianco gli sorrise: volevano giocare anche loro.  Mise il piatto con la frutta in mezzo a loro, di modo che potessero cogliere i  frutti per il loro piacere. Scelse un’altra fragola, mentre la Dea pinzò una  manciata di ciliegie; se ne infilò due in vagina, addolcendole del suo miele, e  agitandole sotto al naso del primo goloso che si era avvicinato. Lo guardò negli  occhi e lasciò che le mangiasse dalle dita le due palline rosse e lucide. “Io do  una cosa a te e tu ne dai una a me: menati, voglio vederti duro, dai.” Quello  non se lo fece ripetere due volte. Eros sbottonò cardigan e camicetta, slacciò  il reggiseno e, morsa una fragola, la sfregò sui capezzoli già duri. “Chi vuole  leccare queste tette meravigliose?” Finì di sfregare la fragola sui capezzoli,  in mezzo al seno, lasciando scie di succo e zuccheri, e subito in due, uno per  parte, si fecero sotto, leccando, succhiando, palpando lentamente. Quello che si  menava, col cazzo duro, prese una banana, la sbucciò aiutato da Bimba, e la  infilò lentamente. Di fianco a loro si replicava il giochino della macedonia di  fica e tette. Dietro si era accomodata la seconda coppia, che disdegnò le  fantasie fruttate, e si dedicò ad un canonico rapporto di penetrazione. Le due  sgualdrine erano ora in ginocchio, a succhiar cazzi che svettavano sulle loro  facce consumate. La sala era permeata dall’odore di sesso, di mugugni, di  sospiri. La banana uscì dalla fica di Bimba, e venne immediatamente sbranata.  Eros salì sul tavolo, e, inginocchiatosi, tirò fuori il bigolo duro, dandolo da  succhiare alla Dea. Uno dei due tizi che le leccavano le tette, venne agganciato  dalla coppia di fianco, facendosi spompinare, mentre il compagno, già stanco del  giochino, la pompava in fica. L’altro si accodò a quello della banana, e presa  un albicocca matura, la infilò dentro Bimba, poi l’aprì in due metà e gliela  strusciò sulla fica, mangiando poi con gusto. “Ti fa proprio godere fare la  troia, eh? Prendilo tutto in gola, dai, fai vedere quanto sei golosa!” Lei  mugugnò, e si staccò giusto il tempo per chiedere un'altra banana dentro.  “Portate uno spremi agrumi e fate succo della frutta”, esordì lo Sciamano, “e  berrete dolce nettare da questa fica divina!” Nel frattempo arrivò la seconda  banana, spinta nella vagina da più mani, divisa poi da più bocche; e poi  un’altra, e un’altra ancora. Erano tutti in tiro, attorno a Bimba e all’altra  donna, stesa di fianco a lei, che svuotato il compagno e si faceva scopare da  uno dei tanti amici. Il tavolo sobbalzava per i colpi che gli ospiti  infliggevano alle due squillo, per quelli della coppia solitaria che dietro di  loro continuava nel proprio amplesso. Eros scese dal tavolo, e infilò Bimba con  forza, spingendo fino a fondo corsa, strusciandole sulle tette frutti smembrati  e colanti, godendo della vista di lingue che leccavano la pelle della sua bimba.  Bimba si inarcò, afferrando le teste dei due che le stavano ripulendo il seno,  contorcendosi a suo modo, spingendoli via, in preda all’impeto dell’orgasmo.  Poi, ancora con il fiato corto, rip rese il suo lecca-lecca fruttato, colato di  nettare orgasmico. Arrivò finalmente lo spremi agrumi pieno di succo zuccherino,  e Eros ordinò che le sollevassero le gambe: dita avide le aprirono il fiore,  mentre le riempivano la passera di liquido fruttato, fin quando fu piena e  tracimò fuori. Bimba strinse le gambe e si tirò su in posizione seduta, sul  bordo del tavolo. Lo Sciamano continuò a menarsi, godendosi lo spettacolo: a  turno, uno dopo l’altro, i porci si sedettero per terra, di fronte al fiore  della Dea, che contraendo e rilassando i muscoli vaginali, pisciò nettare nelle  loro bocche, che gorgogliavano riempiendosi, fino a deglutire con gusto. Bimba  lo guardò un attimo prima che venisse. Aprì la bocca e accolse tutti i filoni di  sperma che lentamente colavano dalla cappella, dall’asta dura, che, scendendo,  accarezzavano i coglioni, prima di finirle in pasto. “Scopami ancora, ho  voglia!” La fece distendere prona sul tavolo, e la prese da dietro, poggiandole  le mani sul culo, divaricandole le chiappe; poi le afferrò i fianchi, per poter  spingere al meglio, e continuò, anche dopo l’orgasmo di lei. Prese lo spremi  agrumi e riversò il restante contenuto sul culo, con il membro ancora dentro.  Uscì e le leccò l’ano insaporito, la fece girare ancora, nella posizione di  prima, e finì di leccarle la fica, ciucciando, infilando la lingua a fondo,  distinguendo i sapori dei vari frutti che componevano quella meravigliosa  macedonia di fica. Bimba le venne ancora in bocca, scivolando giù dal tavolo,  accasciandosi fra le sue braccia, sotto il tavolo. Eros la tirò su, facendola  sedere sul legno scuro, tenendola appoggiata a sé, in un tenero abbraccio.  Vicino a loro diversi uomini continuavano a scoparsi la tizia della prima  coppia. L’altro duetto aveva già finito, e osservava la scena, rifiutando gli  approcci degli altri commensali. Le due puttanone si avvicinarono, per far  gruppo e prendere altri cazzi. “Riempitele la fica di calda sborra”, disse Eros,  “e fatela succhiare con delle cannucce da quelle due mignottone.” Le due,  chiamate in causa, non capirono se doversi offendere per l’insulto o eccitarsi  per la proposta, e fissarono lo Sciamano con sguardo vacuo. “Si che vi piace  bere sborra, eh?” Bimba gli andò dietro nel gioco e chiese altre banane, che  fossero verdi e dure. La tizia che continuava a farsi scopare urlò in preda  all’orgasmo, urlò che voleva farsi riempire di sperma fino a scoppiare. Si creò  la fila davanti al suo sesso: succhiava e tirava a lucido cappelle, che poi la  riempivano e tornavano a farsi succhiare, fin quando non arrivarono le cannucce.  Le portò lo stesso Carlo, con una faccia a metà tra lo sconvolto e l’incredulo.  Anche il macho Beppe si era sgonfiato e parecchio ridimensionato: abituato alla  canonica sborrata in faccia alle due zoccole, guardava stupito col cazzino  moscio quello che stava succedendo. Eros infilò le cannucce, e Bimba tirò per i  capelli le due pompe idrovore umane, ordinando loro di svuotare quel serbatoio  di sborra. E mentre eseguivano con cura, in ginocchio davanti al sesso fradicio  e colante bianco seme, le piantò nel culo le banane verdi, spingendo a fondo,  ruotandole dentro i loro buchi. Quelle succhiaron o tutto , rendendo le cannucce  colorate più scure, man mano che lo sperma le riempiva, fluendo dalla vulva alle  loro bocche. Intorno alle due battone si menavano, duri, tutti quelli che ancora  volevano godere. Si menavano, cercando le attenzioni della Dea, chinata a  torturare viscere che incominciavano ad accogliere e cullare i frutti verdi. Ma  lei ignorava i vogliosi bigoli, divertita dai mugugnii di dolore dovuti alla sua  tortura. Senza che nessuno se ne fosse reso conto, aveva preso in mano il  comando, e con fare deciso ordinò alle due di alzarsi. Fu su quelle due sfattone  che infierì ancora, imponendo il carattere di mistress che cercava ancora il  sottile piacere della dominazione. “Stendetevi sul tavolo a pancia in su e  allargate le gambe, cagne!” Il suo tono non ammise repliche, né rifiuti.  Esausta, la donna della prima coppia, si alzò, con la fica che ancora colava  sperma, e lasciò loro il posto. Fu una vista buffa vedere quei due culi flosci e  cellulitici da cui spuntavano ormai solo le estremità delle banane. Le estrasse  senza troppi complimenti, e si rivolse all’interessato pubblico maschile. “Le  signore gradirebbero farsi sfondare il culo. Prego, accomodatevi!” Lasciò il  posto ai cazzi duri, che fecero come aveva detto. Passando di fianco a Eros gli  accarezzò il bastone ancora in tiro, e gli sussurrò all’orecchio “Ho voglia di  giocare ancora un po’ con quelle due. Poi ti voglio bere ancora.” Scelse due  arance, le più grosse, e tornò sulla scena del delitto, seguita dallo sguardo  dello Sciamano, che intuendo cosa volesse fare, si sedette comodamente sul  tavolo, aspettando che la sua bimba si divertisse come più le aggradava. Bimba  sfregò le arance sui sessi delle due, mentre cazzi duri entravano e uscivano  dagli ani dilatati. Le premette sulle labbra, le girò, sfregandole con maggiore  forza, godendo dei loro versi strozzati, a metà tra piacere e dolore. Poi gliele  spinse dentro, completamente, una dopo l’altra: l’effetto fu simile ad un  risucchio. Le arance entrarono, gonfiando i loro sessi, spuntando appena dalle  vagine, ruotando, lucide, dentro le carni, per la penetrazione e lo sbattimento  dei bigoli nei rispe ttivi culi. Salita nuovamente sul tavolo, si stese supina  in mezzo alle due, spingendole via di lato, creandosi lo spazio perché non le  fossero addosso, con la testa che sporgeva dal tavolo e le gambe aperte, comoda  per toccarsi e accogliere in bocca il membro di Eros. Lo Sciamano adorava quella  posizione, sapeva che con la testa reclinata indietro a quel modo, poteva  spingerle l’asta fino in fondo alla gola, che venendo le avrebbe riempito la  bocca, le avrebbe imbrattato il viso, creando un’opera d’arte di sublime  fattura. Afferrò una banana verde incontaminata e infilò il pene fra le labbra  vogliose di Bimba. Lei, con una mano lo masturbava, succhiandolo, e con l’altra  si menava il clitoride; lui, infilatale la banana nella fica, la scopava  lentamente. Al loro fianco, frutto della deviata fantasia, due luride e sfatte  troie urlavano in continuazione, come se fossero una catena di montaggio,  oggetti di piacere per porci golosi; quelle urla non fecero altro che aumentar e  la perversa libidine del gioco, fino a che, guardandosi negli occhi, non vennero  insieme: sperma caldo che lei inghiottì, che lascio colare dagli angoli della  bocca perché le disegnasse in viso sentieri caldi di piacere, le sue mani che  afferrarono la banana, girandosela dentro, seguendo la pulsione, le ondate  dell’orgasmo, la cappella di Eros che le uscì di bocca per sfregarsi sulle  labbra, perché venisse ripulita dalla lingua. E occhi avidi e invidiosi che li  accarezzavano, non li lasciavano neanche per un attimo. Eros l’aiutò a scendere  dal tavolo, avevano entrambi le gambe molli per quell’ultimo orgasmo. La  allontanò dal gruppo, proteggendola. La pulì delle tracce di tutto il piacere,  perché si potesse rivestire, la baciò con passione, sapendo che quella sera, una  volta giunti a casa, si sarebbe preso cura di lei con coccole e carezze, fino a  vegliare sul suo sonno. Lei si strinse al suo petto, esausta e goduta. Carlo  comparve improvvisamente, stravolto anche lui. “Volete il caffè?” La domanda era  grottesca, e scoppiarono tutti e tre a ridere. Lo ringraziarono, rifiutando, e  una volta rivestiti, si avviarono verso l’ingresso, per recuperare le giacche e  ritirarsi a casa di Eros, per godersi ancora e sempre del loro dolce amore,  sacro, puro, intoccabile. Dalla sala non si sentivano più amplessi, ma voci  concitate, fra le quali colsero quelle sgradevoli delle due puttanelle e di  Beppe, di un’ottava più alta. Salutarono Carlo, ringraziandolo ancora per  l’ospitalita' e la bella serata. Lui ricambiò, con un sorriso sincero in fondo  agli occhi. Guardò Eros, e gli battè una pacca sulla spalla. “Tu ti sei  sistemato per la vita. Siete fortunati, vi siete proprio trovati.” Si sentirono  imbarazzati per un attimo, fin quando Carlo non proseguì, con tono pacato e  serio, facendo un elegante baciamano a Bimba. “Non ho mai visto donna splendere  più di te. Siete proprio fortunati voi due. Fatevi sentire quando ricapitate da  queste parti.” Lo ringraziarono ancora, contenti e sollevati per le belle  parole. Erano quasi arrivati all’auto, quando Carlo li chiamò ancora. Si  voltarono, scorgendolo al fondo dei tre scalini davanti all’ingresso. “Sentite  un po’… Ma… Le arance, come le tiriamo fuori? Non vengono via!” “Bella domanda,  Carlo. Vedila così: domattina a colazione Beppe si farà due belle spremute!”  Risero tutti i tre, di gusto, mentre da dentro si alzarono nuovamente le voci  delle due vittime e di un macho che non sapeva più che pesci prendere.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;Raccontato da DeaSciamano&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;Altri racconti su&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.priverm.com/"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;RM Privè&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/294432767687489541-6992741915703370812?l=priverm.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://priverm.blogspot.com/feeds/6992741915703370812/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://priverm.blogspot.com/2010/09/la-dea-si-fa-dolce.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/294432767687489541/posts/default/6992741915703370812'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/294432767687489541/posts/default/6992741915703370812'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://priverm.blogspot.com/2010/09/la-dea-si-fa-dolce.html' title='La Dea si fa dolce'/><author><name>Staff</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07061784753137768327</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-294432767687489541.post-2684619116966274021</id><published>2010-08-31T11:14:00.010+02:00</published><updated>2010-09-03T13:11:29.987+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Racconti Erotici / Gang'/><title type='text'>La Dea e la benda</title><content type='html'>&lt;div style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: white; background-image: none; background-origin: initial; background-position: initial initial; background-repeat: initial initial; color: black; font-family: arial; font-size: 12px; height: 100%; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px;"&gt;&lt;span mce_style="font-size: 12pt;" style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;Dopo aver pubblicato l’annuncio ho ovviamente ricevuto molte risposte. Ho effettuato la solita prima scrematura, basandomi sul tono e la forma degli approcci, e ho incominciato a contattare quelli che reputavo più interessanti per la mia lei. Non volendo più coinvolgimenti personali nei nostri giochi, avevo escogitato un piano per permettere a Bimba di poter scegliere e consumare immediatamente quello che più le piaceva. L’annuncio riportava i soliti requisiti di igiene, pulizia, consapevolezza del proprio ruolo all’interno del gioco, di responsabilità e capacità di dar vita e interpretare&amp;nbsp;sensuali e piccanti fantasie erotiche.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span mce_style="font-size: 12pt;" style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;Cercavo due o tre singoli per la mia Dea, che in questa occasione “aveva piacere di condurre un gioco al buio, complice una benda”. Così recitava testualmente il last minute pubblicato su internet. Una mezza verità. O una mezza bugia. Innanzitutto perché avevo bisogno di un maggior numero di partecipanti (il massimo sarebbe stato d ieci), anche se sapevo che, nonostante l’entusiasmo e il numero delle risposte ricevute, sarebbe stato difficile mettere insieme così tanti singoli che partecipassero ad un caldo pomeriggio infrasettimanale. Mi sono reputato fortunato ad averne agganciati sette. Mi chiesero come fosse la mia bimba, che cosa le piaceva, quanto calda fosse; alcuni si lanciarono in racconti e fantasie sul fatto di giocare con il suo corpo, di farle provare, complice appunto il fatto che fosse bendata e non potesse vedere, sensazioni tattili inimmaginabili. Ho risposto a tutti con cortesia, avvertendoli però che la Dea si riservava la possibilità di selezionare chi le piaceva e chi no. Ad alcuni ho suggerito di vestirsi in maniera sportiva e casual, ad altri ho consigliato un abbigliamento classico ed elegante: volevo una rappresentanza il più eterogenea possibile. A tutti, però, ho chiesto di non indossare le mutande sotto i pantaloni. Finalmente è arrivato il giorno dell’appuntamento, e nel primo pomeriggio ho accolto gli ospiti in una villetta isolata, poco fuori città; Bimba aspettava dentro, vestita di una gonna a tubino nera sopra al ginocchio, una camicetta aderente di seta fucsia, guantini di pizzo tagliati sulle dita e un grazioso cappellino con tanto di velo, che le teneva raccolti i capelli. Un paio di scarpine nere di vernice con tacco e décolleté completavano l’opera d’arte. Ho accolto i pretendenti in veranda, seduto ad un tavolo dove avevo preparato un piccolo rinfresco: avevo bisogno che fossero rilassati e a proprio agio per mettere in chiaro le regole del gioco. Erano stupiti di trovarsi in sette, quando l’annuncio parlava di due, massimo tre, persone presenti, oltre a me. Alcuni trovarono questa sorpresa ancor più eccitante, lanciandosi in commenti e complimenti sulla mia bimba, ma per il resto erano tranquilli e ben disposti. Schiarendomi la voce ho chiesto la loro attenzione : si trattava di un gioco con la benda, questo si, ma la benda in questione non era affatto per la Dea, bensì per ognuno di loro. Li avrei fatti entrare e accomodare in casa, li avrei bendati e poi avrei fatto entrare la Dea, che avrebbe scelto due di loro. Poteva togliersi la benda, e quindi partecipare attivamente al gioco d’amore, solo chi veniva succhiato dalla Dea. Ho ribadito il concetto di “succhiato”, diversificandolo da “menato”, “segato” e similari, giusto per essere chiaro. Una volta che la Dea avesse scelto i suoi due giocattoli, era concesso ai restanti esclusi di rimanere ad osservare, magari menandosi e donando il proprio sperma per il suo piacere. Ci fu un attimo di silenzioso imbarazzo, poi alcuni hanno sbottato, altri hanno sorriso, sornioni, altri ancora non sapevano che dire. Chiaramente il programma appena esposto non corrispondeva a ciò che gli avevo fatto credere, ma da parte mia ho fatto notare che l’annuncio pubblicato era piuttosto vago su chi dovesse essere bendato e non riportava quello che loro invece avevano voluto leggere; e poi non avrebbero mica voluto scontentare una Dea…? O farla aspettare troppo a lungo…? Quando mi sono alzato per entrare in casa mi hanno seguito, tutti d’accordo a giocare secondo le regole appena esposte. Tre si sono seduti sui bordi del letto, altri tre sulle sedie e poltroncine presenti nel salottino, e l’ultimo è rimasto in piedi, con le spalle appoggiate ad una parete. Ho consegnato loro le bende, aspettando e controllando che se le legassero ben strette, in modo da non barare e poter sbirciare. Poi ho annunciato l’ingresso della Dea. E’ entrata in punta di piedi, trattenendo quasi il fiato; mi ha sorriso, divertita dalla situazione surreale, mentre gli astanti salutavano nella direzione in cui intuivano provenire i suoi movimenti. Ci siamo baciati, il velo del suo capello mi solleticava il naso, ma il suo culetto attraverso la gonna era tutto da palpare e strizzare. Lei, per pareggiare il conto, scostandosi da me, mi ha accarezzato la patta dei pantaloni. Raggiunto il centro della stanza e del proscenio, anche se nessuno poteva vederla, si è guardata intorno, battendosi con fare sexy un ditino sulla guancia, e osservando con calma i sette uomini. Era molto più ch e graziosa, e se gli altri avessero potuta vederla in quel gesto sbarazzino, avrei avuto difficoltà nel tenerli a bada. Il tizio in piedi ha subito attirato la sua attenzione: era alto, con i capelli castani corti, e indossava jeans e una camicia elegante portata fuori dai pantaloni, con colletto e polsini di una foggia particolare. Bimba gli si è avvicinato, annusandolo vicino al collo, al viso. Lui l’ha salutata, avvertendo vicino la sua presenza . “Ciao…” La voce della Dea era calma e goduta, e sfiorando i jeans all’altezza del pube ha continuato “Quando e se torno da te, lo voglio trovare duro.” Un altro dei presenti ha colpito con certezza la sua curiosità. Stava seduto con le gambe accavallate su una poltroncina, sembrava rilassato e a proprio agio, nel suo abito elegante e moderno, ed era chiaramente una persona curata, a partire dal taglio dei capelli neri. Bimba mi ha sorriso, gattonando fino alla poltroncina; si è appoggiata alle ginocchia del tipo, costringendolo a scavallare e aprire le gambe, e si è protesa in avanti, fino a sfiorare con il viso la sottile stoffa del vestito in corrispondenza del membro. “Piacere di conoscerti, Dea.” “Piacere mio.” Voltandosi, mi ha sorriso di nuovo, dopo aver annusato anche lui. Non lo faceva perché spaventata dalla scarsa igiene dei partecipanti, ma perché aveva un senso dell’olfatto molto sviluppato, e alcuni profumi erano in grado di inebriarla, aumentando a dismisura la passione che le bruciava nel sangue. Ero certo che avesse già trovato due candidati papabili, ma sapevo anche che il gioco era solo all’inizio e che, golosa com’era, avrebbe visionato tutti i pretendenti nelle parti intime. Il tour è proseguito verso il letto, e qui si è fatta più aggressiva, spingendo indietro i due che sedevano l’uno di fianco all’altro sul bordo, costringendoli a sdraiarsi e armeggiando immediatamente con le patte dei pantaloni. Le esclamazioni di piacevole stupore che ne sono scaturite hanno frustato i sensi attenti e vigili di tutti gli altri, pompando eccitazione nel sangue. Sono saltati fuori due bigoli già barzotti, uno molto storto, l’altro più longilineo, seppur più corto. La Dea li ha maneggiati con dolcezza, li ha annusati, presi con entrambe le mani, sfregando il pizzo sulle aste e sulle cappelle, strappando commenti di sorpresa e ammirazione. Si stava bagnando al punto di infradiciare le mutandine, e le cresceva dentro la voglia di assaggiare, assaporare; lo vedevo da come li menava, soprattutto quello storto. Era già in procinto di gustarlo, ma si è fermata all’ultimo istante, con la punta della cappella già nell’incavo della bocca aperta: si er a probabilmente ricordata delle regole, dei due promettenti candidati ancora da saggiare e in attesa del suo ritorno, e dei restanti tre che avrebbero potuto regalarle piacevoli sorprese. Il quasi prescelto aveva intuito una particolare attenzione intorno al suo uccello, ed espirò forte la sua delusione quando la magia e i pizzi abbandonarono le parti intime. Bimba ha saltato il terzo uomo seduto sul letto e, accucciatasi in mezzo alle ultime due sedie, ha chiesto gentilmente ai due fortunati di aprirsi le patte. I due cazzi che ne sono usciti erano decisamente più duri dei precedenti, entrambi abbastanza ricurvi, e uno particolarmente nodoso. Pugni esperti e consumati si sono stretti sulle verghe, menando una vigorosa sega, in un esplicito invito a partecipare, ad assaggiare. La Dea ha afferrato quello nodoso, ha estratto i coglioni dalla patta, tenendoli dolcemente in mano, mentre seguiva il ritmo della sega con la sua manina che sembrava minuscola, aggrappata a quella poss ente asta. “Mhhhhh… Brava, hai guanti di pizzo… Sei una elegante buongustaia, mi piacciono. Dai, segami così, fammi godere…” Si sono subito levati commenti e mormorii vari. Bimba si è presa cura per un po’ anche del dirimpettaio, poi si è alzata, decisa: “Magari torno dopo… Magari no…” Ha puntato di nuovo su quello in piedi, e sbottonandogli i jeans ha trovato il suo desiderio esaudito: dalla patta spuntava un bel bigolo, per lunghezza e circonferenza. Lo ha segato con cura per qualche momento, poi, afferrandolo, ha trascinato il malcapitato verso la poltroncina dove sedeva l’uomo elegante, radunando così le sue prede. Si è sfilata le mutandine e me le ha tirate: erano fradicie, e profumate dei suoi umori vaginali. Dopo avergliele restituite le ha passate sotto al naso del tipo in piedi, poi a quello seduto in poltrona. “Ho la fichetta fradicia. E ho voglia di godere.” Fra i commenti e le proposte di soddisfarla che si sono immediatamente sollevate, ha sussurrato qualcosa al tizio seduto, che, mettendosi a ridere, si è detto onorato di soddisfare qualunque suo desiderio. Bimba si è arrampicata sul mobile adiacente alla poltroncina, ha sollevato una gamba passandogliela dietro alla testa e tirandolo a sé, si è tirata su la gonna, stendendosi e scivolando sul legno lucido e laccato, in modo che quello potesse raggiungere con il viso il suo fiore che stava sbocciando di umori; infine ha strattonato il tizio ancora in piedi, portandoselo davanti al viso. Mi guardava, messa in quella posizione conturbante, da foto, mentre si godeva baci e carezze sulle gambe lisce e profumate, menando lentamente il bigolo che vibrava in punta, davanti alla sua bocca. “Bravo, così… piano… Non avere fretta, il mio paradiso ti aspetta… Caldo e voglioso…” Le ho mandato un bacio, preparandomi a godere della scena. Man mano che i baci risalivano lungo le cosce, avvicinandosi alla fonte proibita, lei menava il giocattolo con più forza, assestando colpi fino a fondo corsa. Poi gli occhi le si sono fatti liquidi per lo scavare curioso della lingua nelle sue carni, ha alzato leggermente la testa in modo che il velo del cappellino si appoggiasse sulla verga e lasciasse scoperto il volto per un intimo tete-a-tete, e le labbra si son o chiuse sulla cappella turgida. Il fortunato ha emesso un inteso gemito di piacere, che ha ripetuto una volta toltosi la benda e incrociato lo sguardo con quello della Dea: i suoi occhi, dietro il malizioso velo del cappellino, erano accesi di voluttà e gioia; il pizzo dei guanti spiccava in maniera elegante sul membro in tiro, infilato per metà nella bocca e cinto da labbra di rosa. Lei lo ha fatto scivolare fuori, leccandolo sul filetto e battendoselo sulla lingua, con uno sguardo da troia che sembrava dire che senza cazzo in bocca proprio non poteva vivere. “Sei fantastica! Mai avuto una sorpresa così bella…” Lei ha riso e, concentrandosi su bocca e fica, si è sbottonata la camicetta, lasciando prima intravedere il reggiseno elaborato, e poi lasciando libere le tette di godersi il contatto con la pelle calda, umida e odorosa del glande. Mentre la mia bimba si godeva appieno quel momento, io mi sono seduto, mi sono rollato una sigaretta e me la sono accesa, senza staccarle gli occhi di dosso. Il tempo sembrava essere rallentato, perfino il fumo della sigaretta sembrava salire e danzare in maniera più pigra nell’aria immobile della stanza; attorno a me si agitavano, ancora tutti bendati, i restanti spasimanti, che si contorcevano dalla voglia, mentre origliavano il risucchiare della Dea, il suo gemere per il cunnilinctus, gli apprezzamenti che le venivano rivolti dall’unico fortunato in grado di vedere quanta grazia poteva venir profusa in un pompino. Lei ha goduto a volontà di quel triangolo, lasciandosi leccare il fiore ben aperto, facendosi sprimacciare le tette, succhiando con cura e dedizione. Scesa dal mobile ha fatto alzare dalla poltrona l’ospite, accomodandosi al suo posto. Ha aperto le gambe, appoggiandole sui braccioli e si è battuta una mano sulla fica fradicia, ottenendo un significativo “ciaf ciaf”, ordinandomi con il solo sguardo, di prendermi cura della sua fremente gocciolina. Mentre mi alzavo in una dimensione che mi sembrava di sogno, si è affrettata a liberare dai pantaloni il cazzo gonfio dell’uomo ancora bendato, rendendo definitiva la scelta dei partecipanti al gioco. La seconda benda è caduta a terra, mentre di nuovo gentili complimenti non facevano altro che aumentarle la voglia di trasgredire e godere di tutto il ben di dio messo a sua disposizione. “Signori”, mi sono avvicinato a lei, guardandola negli occhi “la Dea ha scelto. Potete togliervi la benda e restare a guardare. Potete rimanere, donandole il piacere delle vostre eiaculazioni o andarvene. A voi la scelta.” Lei, con due bigoli di cui prendersi cura (anche l’ultimo arrivato, per foggia e dimensioni, sembrava essere di suo gradimento), ha sporto il bacino in avanti, in modo che potessi penetrarla. L’ho aiutata a liberarsi della camicetta, del reggiseno e della gonna, lasciandole solo le scarpe e il grazioso cappellino che, grazie al velo nero traforato che le copriva metà viso, rendeva ancora più voluttuosi gli sguardi che lanciava in preda alla folle passione. Sono entrato lentamente, fino a fondo corsa, non prima di aver sfregato la cappella un paio di volte sul clitoride gonfio e sporgente. “E adesso che hai scelto, mia Dea, devi godere dei premi e delle fortune che ti spettano.” Lei si è sfilata di bocca il ciucciotto di quello ben vestito , solo per farmi capire di farla godere come una vera troia. Posso solo immaginare le espressioni degli esclusi, ma, dato che la posizione non me lo permetteva, ho potuto solo percepire i loro movimenti intorno a noi per ottenere un migliore angolo di visuale, ho sentito i commenti concitati, ho visto gli occhi di Bimba brillare ogni qualvolta veniva appellata in maniera esplicitamente volgare; e lei, come a dimostrare che era tutto vero, che in quel momento si sentiva la regina di tutti i piaceri che otto uomini potevano regalarle, se ne stava aggrappata con la bocca e le mani ai due cazzi, mugolando di piacere e subendo i miei colpi nella fica. Gli altri si sono avvicinati, resi intraprendenti dall’eccitazione che scorreva nel sangue, si sono fatti sotto alle sue tette, ai capezzoli turgidi, accarezzando, strusciandoci su i membri pronti a rilasciare il loro dolce premio. Facendosi spazio, ormai al culmine del piacere, qualcuno le ha riversato addosso un abbondante carico, ricop rendole le tette, il collo, la pancia. Alcuni schizzi hanno raggiunto la velina del cappellino, imperlandolo di lucide gocce, che colando evidenziavano la trama del tessuto, fino a rotolarle sulle guance, e poi giù lungo il viso. Lei ha mugolato quello che a tutti è sembrato un si, lungo e trascinato, poi è esplosa di piacere, inarcandosi, eccitando ancor di più gli spettatori e strappando loro un boato liberatorio. I due prescelti sembravano sinceramente e piacevolmente stupiti da quella straordinaria manifestazione orgasmica, ma hanno continuato a godere di un sontuoso pompino una volta che la Dea si è riaccomodata sul sedile, con le gambe ancora aperte e spalancate davanti a me. Mi sono accucciato e ho incominciato a lappare, a mangiare da quella fica gonfia e sgocciolante di orgasmo e voglia, palpandola, tastandola con labbra, lingua, dita, perfino con il naso. Tutti gli altri le si menavano intorno, appellandola in tutti i modi sconci ed eccitanti allo stesso tempo, ogniqua lvolta lei, afferrata una verga che le si strusciava sul seno, la menava con forza. Mi sono bevuto tutto il suo orgasmo, mentre lei succhiava avidamente, segava fino a farsi sborrare ancora addosso, raccoglieva e si spalmava lo sperma che le era arrivato sul viso, addirittura protendendo la lingua fino a toccare la velina, ormai appesantita, fradicia, e stillante seme; l’ho trattenuta per le gambe, evitando che si defilasse da quella dolce e perversa tortura. Sapevo benissimo che la sua sensibilità, oltre un certo limite, le procurava un piacere post-orgasmo quasi insopportabile, fastidioso; a volte godevo nel farglielo provare, anche perché avevo imparato che da quella intensa sensazione scaturiva poi una indicibile voglia di farsi riempire, di sentirsi tappare il buco e chetare quello stimolo sottile e tagliente, quasi quanto il filo di un bisturi che incide la carne. Non mi sbagliavo nemmeno in quella occasione: si è girata sul sedile, restando sulle ginocchia e mostrando lo splendido culetto che pareva quasi scodinzolare. Abbassandomi al livello delle sue pudenda, potevo godere della vista della sua prugnetta incastonata, disegnata in maniera perfetta fra le natiche strette, un faro pulsante che guidava arrapati naviganti attraverso le spume di bianco piacere che si allungavano come onde sulle spiagge da sogno del suo fondoschiena. Le ho afferrato le natiche, strizzandole e allargandole, mettendo in bella mostra quelle irresistibili attrazioni. Lei, appoggiata allo schienale della poltrona, arrivava giusto giusto a prendere in bocca il tizio dal vestito elegante. “Ti piace farti scopare in bocca mentre cazzi duri anelano a pucciarti la fichetta, eh?” La mia voce era divertita, mentre ammiccavo al tizio in jeans, facendogli cenno di prendere il mio posto a poppa della nave e di manovrare il timone, facendola godere ancora. In effetti Bimba restava indolentemente ferma, con le mani dell’uomo piantate saldamente sulla testa e la bocca aperta il giusto per farsi scivolare dentro e fuori il bastone duro, al ritmo del frenetico dondolare avanti e indietro del bacino glabro e sormontato da addominali scolpiti. L’ultimo movimento si è arrestato a fondo corsa, fin quando i coglioni non hanno toccato le labbra; dopo un attimo di attesa il tizio si è tirato indietro, lentamente, sospirando, ammirato alla vista del suo membro lucido di filoni di saliva. A quel punto mi ha gentilmente lasciato il posto, mentre continuavo a commentare la scena: “E certo che essere al centro di tutte queste attenzioni non può far altro che farti sentire più troia che mai!” Mi ha guardato per un attimo, poi mi ha leccato la cappella lucida di rugiada, proprio nel momento in cui riceveva la penetrazione da dietro. Ho passato il glande sul velo, raccogliendo più sperma possibile sulla punta, e gliel’ho dato da ciucciare. I miei complici continuavano ad accarezzarla con i bigoli in tiro, venendole ancora addosso, sulla schiena, sul culo, ansimando goduti nello svuotarsi i coglioni alla vista di quella femmina meravigliosa che sapeva godere come mai avevano visto prima nella loro vita. La Dea continuava a sorbire rugiada dalla mia cappella, menandomi ogni tanto ampi colpi di sega, come se quel gesto potesse far aprire un rubinetto magico da cui poter attingere il nettare di cui era ghiotta. Godeva per i colpi che riceveva nella vagina, e, sfilati i guanti di pizzo ormai bagnati anch’essi di umori, con una mano un po’ si stringeva una chiappa, tenendola larga, un po’ si spalmava lo sperma sulla pelle nuda, un po’ cercava quelle aste birichine che di tanto in tanto continuavano a schizzarla di caldi brividi. “Ti sta scopando bene, Bimba? Hai voglia di sborra, vero? Vero che hai proprio una gran sete…?” “Si! Voglio bere… Dammene in bocca, ti prego… Voglio gustarmela tutta mentre godo… Godoooo…” Gliel’ho tolto di bocca e mi sono segato, lasciando la cappella appoggiata sulle labbra. Sono arrivato a un passo dal piacere, e ho stretto saldamente il pene nel pugno, con la pelle del prepuzio completamente tirata indietro. L’ho sentito gonfiarsi, riempirsi, mentre il preavviso di orgasmo si ritirava, svanendo. La cappella si è fatta ancor più lucida e bagnata di liquido preseminale. Bimba l’ha lappata, ingoiandola. L’ho tirato di nuovo fuori, cercando di appoggiarglielo sulla lingua, o quantomeno sulle labbra, dati gli scossoni e i colpi che prendeva da dietro: ho vomitato due colate di sperma bianco e denso, le ho guardate avvolgerle la lingua, scivolarle in bocca, riempiendogliela; ho visto il mio sperma farsi bolle ialine attraverso le labbra strette, mentre lo soffiava fuori, giocandoci. L’ho visto ancora come una marea lattiginosa ondeggiare e sciabord are nella sua bocca, ormai tutto sotto la lingua, prima che la Dea deglutisse e si leccasse le labbra impiastricciate di bianco. Nonostante gli altri non avessero potuto beneficiare del primo piano di quel magnifico ingoio, ne avevano sicuramente immaginato lo svolgersi, assorbendone l’eccezionale carica erotica e facendo un transfer su loro stessi, con il risultato finale di sborrarle ancora su culo e schiena. Bimba si è piantata a fondo sul cazzo che la stava facendo godere, roteando in cerchio il fondoschiena e lasciandosi andare all’orgasmo “Ancoraaaaaa…. Voglio che sborriate ancora!” Il tizio dietro di lei ha ricominciato a martellarla, ad un passo ormai dall’agognato traguardo e, urlando, è uscito un attimo prima di venire, riversandole copiosi fiotti sulle schiena e fino sul collo; poi ha fatto il giro, lasciando il posto al compare, che aveva continuato a masturbarsi tranquillamente mentre Bimba mi beveva. Le ho tirato su la velina del cappellino, che ormai bagnata fradicia, è rimasta incollata alla sommità, e ho goduto dei suoi occhi che sembravano chiaramente dire, con un vago senso di colpa mischiato ad una scontata remissione del peccato, che in fondo non poteva proprio farci nulla se le piaceva così tanto godere e prendere cazzi… E ripulirli, una volta che avevano sborrato! E infatti non ha mancato, mentre ciucciava anche il mio, di lucidare per bene il glande che ancora pulsava per l’eiaculazione. Ci prendeva in bocca a turno, di qua e di là, mentre si faceva sfondare ancora la patatina, facendo gonfiare le guance e mugugnando di soddisfatta libidine. Se li avvicinava davanti alla bocca, fino a che le punte si toccavano e mulinava la lingua su entrambe le cappelle, li prendeva in bocca assieme, fin dove riusciva, poi alternava esclusive attenzioni ora all’uno e ora all’altro. Ha goduto ancora con il mio in bocca, nella speranza di poter bere la mia sborrata completa mentre l’orgasmo la innalzava e sprofondava, allo stesso tempo, in divini baratri di vertigine. L’ho fatta alzare e l’ho sorretta, accompagnandola sul letto. Sculettava, ondeggiando in maniera sexy sui tacchi, mentre il seme le colava dalla schiena sulle natiche, e mani la accarezzavano, voci infoiate la complimentavano, erezioni ancora in essere la seguivano in processione. L’ho fatta stendere supina, facendo cenno al gruppo di disporsi sui lati. L’ho scopata ancora, con gusto, forte e piano, ora solo di punta ora con affondi violenti, mentre lei si dedicava all’opera di lucidare e ripulire le cappelle delle due prime scelte. Le tette erano preda di mani avide e curiose, erano strizzate e vessate, così come i capezzoli, su cui i cazzi venivano a battere come se fossero stati chiodini da piantare. Ho chiesto che la bendassero. Nell’operazione il cappellino gocciolante è venuto via, lasciandole il capo libero e mostrando i capelli biondi acconciati in maniera elegante ed elaborata. Le ho tirato su le gambe, facendoglie le appoggiare sulle mie spalle e l’ho penetrata ancor più a fondo, fino a farla esplodere di nuovo. Ormai ero al limite anch’io: sono uscito in fretta, e standole sopra mi sono portato verso il suo viso, accucciandomi fino a che il mio cazzo non distava che qualche centimetro dalla sua bocca spalancata. Teneva in mano un cazzo per parte, in attesa della mia benedizione finale; ho scambiato uno sguardo con i due compari di avventura, che si sono sottratti alla sua presa, segandosi per il rush finale. Mentre dietro di me le voci rotte dagli orgasmi sottolineavano le ultime sborrate su tette, pancia, sul fiore che immaginavo essere ancora aperto dal desiderio di attenzioni, ho incominciato a menarmelo, dettando il ritmo per i miei dirimpettai d’avventura, fin quando abbiamo raggiunto all’unisono il punto di non ritorno. Ho muggito, mischiando la mia voce al coro generale, schizzando, con violenza prima e con lunghi tremiti poi, tutto lo sperma che avevo accumulato in quel lungo pomeriggio di piacere, unendo il mio carico agli altri due, imbrattando benda e capelli, disegnandole una calda e spessa maschera di sborra sul viso, che lei modellava e spalmava con le nostre cappelle, raccogliendo il liquido seminale e spingendolo verso la bocca; intingolava a turno i glandi ormai esausti, per poi leccarli, succhiarli, farseli sgocciolare sulla lingua, fin quando non si è seccato il poco che non aveva inghiottito, facendole tirare la pelle del viso. Solo allora, sorridendo, si è tolta la benda, continuando a succhiarmi, a lisciarsi la pelle, a spalmarsi su e giù la crema di bellezza preferita sul magnifico corpo nudo e consacrato da quell’ultimo gesto di totale adorazione. Mi sono steso al suo fianco, accarezzandola e sussurrandole quanto fosse stupenda e magnifica, coccolandola mentre gli ospiti raccoglievano i pezzi di vestiario, ricomponendosi per tornare alla vita di tutti i giorni, non prima di averci salutato. Alcuni addirittura hanno fatto il baciamano alla Dea, imprimendosi nella mente la visione divina di lei, che con occhi ancora sognanti, si rannicchiava sul mio petto, cercando i miei baci. Come sempre, una volta rimasti soli, abbiamo ancora fatto l’amore, sotto la doccia, prendendoci cura di noi, dolcemente e a lungo, il più a lungo possibile, per poi cambiare le lenzuola e abbandonarci l’uno fra le braccia dell’altro. Le ho fatto un lungo e godurioso massaggio, e un attimo prima che cedesse alle lusinghe delle mie mani che le scioglievano la stanchezza di dosso, mi ha detto poche parole, sussurrate piano, le più belle parole che avessi mai potuto sentire in quella giornata: “Ti amo, mio bimbo sciamano…” “Anch’io, mio dolcissimo amore.” Il respiro leggero e tranquillo si sarebbe trasformato nel sorriso più prezioso del mondo al suo risveglio. Valeva la pena aspettare tutto il tempo necessario.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span mce_style="font-size: 12pt;" style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: x-large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: x-large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: x-large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span mce_style="font-size: 12pt;" style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;Raccontato da DeaSciamano&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: x-large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: x-large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: x-large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: x-large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;span mce_style="font-size: 12pt;" style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;Alti racconti su&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.priverm.com/"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;RM Privè&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/294432767687489541-2684619116966274021?l=priverm.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://priverm.blogspot.com/feeds/2684619116966274021/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://priverm.blogspot.com/2010/08/la-dea-e-la-benda.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/294432767687489541/posts/default/2684619116966274021'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/294432767687489541/posts/default/2684619116966274021'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://priverm.blogspot.com/2010/08/la-dea-e-la-benda.html' title='La Dea e la benda'/><author><name>Staff</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07061784753137768327</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-294432767687489541.post-82604346754216985</id><published>2010-08-31T11:12:00.006+02:00</published><updated>2010-09-03T13:08:58.904+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Racconti Erotici / Etero'/><title type='text'>La Dea fa la spesa</title><content type='html'>&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;Alle 19:30 di giovedì sera il supermercato andava svuotandosi, restavano solo più pochi avventori in fila per pagare e alcuni che ancora bighellonavano per scaffali e promozioni. La voce dello speaker annunciò l’imminente chiusura, le casse avrebbero smaltito la coda esistente senza accogliere altri clienti. Bimba tirò un sospiro di sollievo, essendo l’ultima della fila, e incominciò a svuotare il contenuto del carrello sul nastro. Eros stava lavando la macchina, la piccola scatoletta blu, come amava chiamarla, e sarebbe venuto, non appena finito, per aiutarla a portare le borse.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif; font-size: large;"&gt;Finì di scaricare i prodotti e&amp;nbsp;attaccò a riempire il primo sacchetto. Sorrise quando la cassiera passò alcuni indumenti di biancheria intima che aveva acquistato per giocare con il suo uomo: autoreggenti, culotte, guepiere e corpetto color fucsia, per dare un po’ di colore alle fantasie erotiche. Non aveva ancora finito di sistemare tutto, che vide apparire il totale sul display del registratore di cassa. Infilata la mano nella borsetta in cerca del portafoglio, fu presa da un attacco di panico: aveva cambiato la pochette il mattino, dimenticando il portafoglio nell’altra borsa. La cassiera la guardò con aperto astio, quando si sentì dire che aveva dimenticato i soldi, e che il suo compagno sarebbe giunto di lì a poco. Aveva finito il turno, l’esercizio stava chiudendo, lei doveva ancora contare l’incasso della giornata, e aveva fretta di terminare la transazione economica, in un modo o nell’altro, venendo pagata o annullando lo scontrino. Bimba chiamò Eros al cellulare, ma non rispose; non sapeva proprio cosa fare. Due uomini sulla cinquantina, di bell’aspetto, avevano osservato tutta la scena, e intervennero in suo aiuto. “Prego, signora, ha bisogno? La paghiamo noi la spesa, non c’è nessun problema.” Uno dei due porse con un sorriso alla cassiera acida una carta di credito. “Oddio, che figura. Ho dimenticato i soldi, ma il mio compagno sta per arrivare, vi risarciremo subito la cifra.” “E’ un piacere aiutare una donna affascinante come lei.” Sorridevano, sbirciando la biancheria intima che faceva capolino da uno dei sacchetti colmi. “E’ molto fortunato il suo uomo”, proseguì l’altro, “nel poter godere di una tale compagnia.” I sorrisi si tingevano sempre più di una cortese malizia, che mise in guardia la Dea da quel disinteressato spirito caritatevole. “Grazie, siete molto gentili. Possiamo offrirvi qualcosa per la cortesia? Un caffé, un aperitivo?” “Non so se il suo compagno sarebbe d’accordo, io sarei geloso. Ma non basterebbero cento cene a lume di candela per godere di tutta la sua bellezza.” Ci fu un attimo di imbarazzo: Eros stava arrivando alla cassa e, scorti i due adulatori che sorridenti pigolavano complimenti alla sua Bimba, aumentò il passo, facendosi istintivamente scuro e minaccioso in volto. Bimba gli andò incontro, riuscendo ad intercettarlo e a parlargli, in modo che i due non potessero sentire; gli raccontò l’accaduto e cosa pensava che i tizi potessero volere: ovvio! Eros si calmò e sorrise, quando capì che il suo amore aveva intenzione di giocare. E sapeva già come. “Il parcheggio è pieno?” “No, ci sono solo più poche macchine.” ”E un angolino tranquillo lo troviamo?” “Si, c’è il rimorchio di un camion vicino al muro di cinta, dall’altra parte dell’ingresso, e ci sta giusto una macchina. Il parcheggio resta aperto, non è custodito, direi che si può star tranquilli. Dipende anche da che cosa si ha intenzione di fare...” “Divertirmi!” Lo disse prima il lampo negli occhi d’ambra, poi arrivò il verbo. Bimba ammaliò i due volponi, dicendo con voce allegra dove avrebbero dovuto portare il carrello della spesa per venir rimborsati del conto, e gratificati per la cortese gentilezza. Afferrò lo Sciamano per mano, e si avviò verso l’uscita, senza voltarsi. Il carrello sferragliò avvicinandosi all’ angolo di muro protetto dal rimorchio. Eros accolse i due, aprì il bagagliaio, ci cacciò dentro una borsa a caso, e fece strada verso il muso della macchina, che chiudeva un appartato spazio, fatto di mura scrostate e di lamiera arrugginita; lasciò il bagagliaio spalancato, con le restanti borse da caricare, in modo da far sembrare la situazione normale. Bimba salutò i gentili signori e li fece mettere spalle al muro; stava appoggiata sul cofano della macchina, avvolta nel suo cappottino. Lo Sciamano accese gli abbaglianti, e la Dea si aprì agli sguardi abbacinati dei due. La sera era fresca e già scura, e l’effetto dei fari sparati sui muri, creava una ammagliante penombra intorno a Bimba, che si esibiva avvolta nella lingerie appena acquistata. Eros capì dall’atteggiamento dei voyeurs improvvisati, che non erano propriamente a loro agio. Sicuramente delusi dalle dimensioni della scatolette blu, che palesemente non poteva offrire luogo appartato e sicuro per ricevere una golosa ricompensa, non si aspettavano quello spettacolino outdoor: stavano zitti, tentennavano in avanti, cercando di scorgere meglio le forme che si muovevano sensualmente davanti a loro. Bimba ne approfittò, avanzando di poco, tanto quanto bastava perché la luce riflessa sul muro, facesse chiarezza sulla figura di donna; il fucsia spiccò finalmente con onore sulla pelle di luna, mentre i capezzoli saltavano fuori dal reggiseno. “Mi avete guardato per bene quando ero in cassa, eh?”, attaccò con voce morbida e gli indici che titillavano i chiodini già duri, con le mani a coppa che reggevano il seno, “Vi immaginavate queste tette?” Non ebbero il tempo di approfittare di quel ben di dio, e protesero timidamente le mani quando era troppo tardi, e la loro preda era già seduta sul cofano, con una gamba tirata su. Li guardava, divertita da come si stavano mettendo le cose. “E questa fichetta qui?” Si battè due volte la mano aperta sulle mutandine; la stoffa attutì il rumore, ma si trattò di un pam-pam che colpì nel segno. Anche perché subito dopo si aprì il fiore con un movimento fluido che spostò lo slip e divaricò leggermente le grandi labbra. Un gemito soffocato, e occhiate ansiose lanciate oltre la macchina, nel parcheggio vuoto e silenzioso, fu l’unica reazione dei fortunati spettatori. Poi, rassicurati, si lucidarono gli occhi. O meglio, avrebbero voluto, perché non si vedeva un granché. “Se vi inginocchiate magari la vedete meglio, no? A quattro zampe, dai, da bravi.” La voce era ammaliante, e un dito si posò sul clitoride. Immediatamente seguirono il consiglio, mettendosi un poco ai lati, per lasciar fluire la luce al centro. Guardò negli occhi il più vicino, e schiuse completamente i petali. “Lo sai che è golosa di attenzioni? Di attenzioni dolci,” preparando l’indice ad infilarsi, “e tante premure. Guardala, mangiamela con gli occhi.” Il dito sprofondò, accompagnato dal medio. Uscirono lucidi e profumati, si agitarono malandrini sotto a nasi sorpresi, a occhi stupefatti, e tornarono nel piacere fatto carne. Eros sogghignava, a bordo cofano. Intervenne poco dopo, quando Bimba si alzò e si appoggiò con le mani sul cofano, lasciando che il cappotto corto salisse oltre il fondoschiena, e lasciasse alla mercè di quei due, il meraviglioso culetto. “E questo lo vedete bene? Che cosa ci fareste qui sopra, eh? Maiali!” L’entrata in scena dello Sciamano distolse l’eccitazione, facendoli sobbalzare in piedi e allontanarsi. Ritornarono come un’ onda, quando le mani di lui palparono le chiappe, stringendole, e scostarono il tessuto, lasciando vedere la meravigliosa forma di prugnetta da cogliere, incastonata in una valle di lussuria. Bimba allargo le gambe. “Vi piace la mia fichetta?” Eros la penetrò dolcemente con due dita, e prese a farle ruotare, allargandole contemporaneamente. “Vero che sono bagnata? Che sono già bagnata come una troietta? Diglielo, bimbo, che sono fradicia.” “Oh, si! Sei un lago di piacere, sai?” La fece voltare, stringendola a sé. La bacio, palpandole le tette, il culo. Poi lasciò che continuasse il gioco. Il suo eccitato e stranito pubblico sembrò attaccarsi quasi al muro, quando Bimba gli si rivolse “E sapete perché mi bagno così?”, avanzò ancora, stuzzicandosi in mezzo alle gambe, “Perché mi eccita pensare ai vostri cazzi duri che si menano per me.” Li guardò negli occhi, stuzzicandoli. “Vero che vi menate per me, per la mia voglia di cazzo?” Non erano ancora riusciti a spiccicar parola, e non riuscirono nemmeno in quella occasione; portarono le mani alle patte, ipnotizzati da quello a cui stavano assistendo. E continuavano, di tanto in tanto, ad occhieggiare oltre la sicurezza offerta da quell’improvvisato palcoscenico hard. Tirarono giù la zip, sbottonarono jeans, frugarono sotto lo sguardo di palese attesa della Dea, e tirarono fuori membri barzotti. Bimba finse il giusto disappunto misto ad una pericolosa malizia nel tono della voce con cui salutò l’uscita dei nuovi attori. “Ma guardali. Si annoiano? Dobbiamo farli divertire allora.” Li strinse alla base, scrollandoli con decisione. Poi, ridendo, tornò davanti al cofano. Quella sola scossa fu sufficiente perché i pugni avvolgessero una feroce erezione sul nascere. Bimba si piazzò a gambe aperte, accolse con una carezza lo Sciamano, che le si accucciò davanti, e con leccate e carezze che risalivano lungo le gambe, le lappò il fiore, senza più staccarsene. “Vi piace vedermi godere?” Si torturava le tette, i capezzoli. “Vi piacerebbe essere al suo posto e farmi godere? Farmi godere come una vacca?” Accarezzava la testa di Eros, schiacciandosela contro il pube, incitandolo in quella danza magica che la lingua dipingeva, forsennata e cheta, sulle porte di giada. “Sto colando piacere, sapete?” I membri si menarono più velocemente, spinti dalla voglia di immedesimazione. Eros mugugnava godutamene, aiutandosi con le mani, per tener aperte le labbra e bere dalla fonte di eterna giovinezza. “Adesso gli pisciò in bocca tutto il mio miele, tutto il mio orgasmo….” Non riuscì a finire la frase, rapita dalla realtà dei guizzi sul clitoride, che esplose in mille colori, suoni, forme, spingendola in alto, sempre più in alto. Colò letteralmente in sé stessa, specchio del suo stato fisico di libidine pura, e allontanò fremendo, il volto di Eros, che capì e le baciò dolcemente le gambe. Si ricompose immediatamente, riprendendo il controllo della situazione. Adesso i bigoli erano belli duri, ed era passata la paura di essere scoperti. Due uomini che si menavano infoiati e speranzosi di godere del piacere del suo corpo, un amante affamato che sapeva non soddisfatto dal fugace antipasto, erano elementi interessanti da mettere insie me. Fece alzare il compagno e lo fece sedere sul cofano; gli sbottonò la patta e vide venir fuori il bastone quasi vibrando, per quanto era costretto nei pantaloni. Era lucido. Aveva voglia. Scostò le mutandine, e si infilò, godendosi la meravigliosa sensazione di avvolgersi su quel palo che sapeva riempirla tutta, fino in fondo. Gemette piano, e chiamò a sé gli smanettoni. “Dai, tenetemi le gambe ben aperte. Ho voglia di godere ancora.” Si sdraiò sull’addome del compagno, costringendolo a distendersi sul cofano, e alzò le gambe, subito sorrette dagli amici di spesa. Era abbastanza comoda da riuscire a toccarsi, beandosi degli sguardi bavosi che provocava, mentre i due porci continuavano a masturbarsi. Lo Sciamano la penetrava lentamente e a fondo, giocando con le tette. Bimba incominciava a godere davvero forte. “E’ golosa o no? Ve lo scopereste questo buchetto, vero?” Eros le sollevò leggermente il culetto, riuscendo a muoversi più liberamente, e a far del suo scorrerle dentro una furiosa cavalcata, fatta di corse, di galoppate, impennate, salto ad ostacoli; la fece venire facendo l’effetto vibratore, spingendo forte e vibrando con il bacino. Le scappò un urlo, ma nessuno pensò ad allarmarsi. Si contorse, ancora impalata e abbracciata stretta da Eros, che ben conosceva la sua stratosferica fase orgasmica. Glielo spingeva dentro ad intervalli irregolari, strappandole mugolii e gridolini. La lasciò scendere, in mezzo alle due cappelle gonfie, che la desideravano più di ogni altra cosa. Si piegò su Eros e gli prese in bocca il pezzo, scivolandoci su con la bocca, fino a prenderlo per un momento in gola. Sentiva sul viso lo spostamento d’aria provocato dalla sega, tanto i due le stavano vicino. Continuò a spompinare il suo uomo, sentendosi gli occhi puntati addosso, liquidi dalla voglia di venire. Lo succhiò con calma, deliziandos ene, dando uno spettacolo degno di una Dea che conosce l’arte della fellatio e del far godere a lungo prima dell’orgasmo. Lo sentiva pulsare in bocca più rapidamente, e rallentava il ritmo, passava a leccare con cura i coglioni, poi ritornava sulla cappella. Sentiva i gemiti salire di tono, e lo massaggiava leggermente, dando bacini leggeri sul filetto, lungo tutta l’asta. Si voltò, degnando di attenzione i due ospiti. Erano gonfi, quasi maturi. “Ve lo meritate un pompino così?”. Era ancora accucciata, con le cappelle all’altezza del volto. I cazzi dritti, sull’attenti stretti nei pugni, pronti ai suoi ordini. “Siete pieni per me, eh?” Massaggio i coglioni, facendo il gesto di soppesarli. Quelli ripresero a scodinzolare, su e giù, impazziti da quel semplice tocco. Li afferrò entrambi, e tenendoli saldamente, sfregò il filetto di uno sulla cappella dell’altro. Sputò sulla cappella e continuò, cogliendoli alla sprovvista. Il gioco del filetto pagò: due i ntensi fiotti schizzarono sul maglioncino dell’amico, e i fiotti successivi gli imbiancarono pube, asta e cappella, mentre Bimba prendeva la mira e menava. Rideva, soddisfatta di averlo fatto venire, e ancor di più per averlo fatto sborrare addosso all’altro. “Sei già venuto… Hai goduto, maiale?” apostrofò il primo, poi passò a quello più resistente, “Tu non venire mai, menati per me e non venire mai.” Si concentrò nuovamente su Eros, gli offrì bocca, lingua, saliva in cambio del suo sperma, tutto il suo sperma. Lo fece impazzire, lo affogò oltre la soglia del delirio, poi lo liberò, accompagnando con la mano i movimenti della bocca. Si staccò giusto in tempo per vedere la gocciolina bianca spuntare sul purpureo glande, richiudere la bocca intorno alla cappella, e sentirsi schizzare in bocca, una, due, tre volte, e poi pulsazioni che regalavano fuoco liquido in densi fiotti. Gli lasciò la cappella pulita e asciutta. Socchiuse le labbra, con gli occhi di demonio negli occhi di diavolo dello Sciamano. Due colate all’angolo della bocca comparvero non appena gli sorrise, e divennero ancor più copiose quando mulinò la lingua fuori. Offrì lo spettacolo di sperma che le colava sul volto, in mezzo alle tette, si gustò deglutendo il resto del seme, si spalmò il viso, leccandosi le dita. “Mi piace bere il mio uomo, sai?” Rise, soddisfatta di sé, pronta a finire come aveva iniziato, quel suo momento di sfrenato esibizionismo. Si sfilò lo slip bagnato, e lo avvolse sul bigolo duro da impazzire. Lo menò con passione, ma bastarono due colpi affinché la biancheria intima venisse inondata di calda sborra. Diede ancora due colpi, poi lo lasciò finire da solo, con il fiato rotto per l’urlo trattenuto. “Le mutandine ve le regalo.” Si portò un dito alle labbra e scoccò un bacino. Si infilò in macchina, mentre Eros buttò le borse della spesa nel bagagliaio e si mise alla guida. Salutarono ridendo attraverso il parabrezza, e partirono velocemente dopo una breve manovra. Si strinsero la mano. “Bimba, non ti rivesti?” “Guarda che con te non ho ancora finito, sai? Lo so che sei ancora eccitato, sei ancora da sfiancare. Proprio!” “Ahahahahah! Così mi metti paura, io sono timido… Come quei due! Ahahahahah!” Scomparvero nella sera, nella città, affogando in un felice anonimato fatto di traffico, macchine, strade quotidiane. Anche se era solo all’inizio, Bimba si rivestì. Faceva freddo e voleva arrivare a casa per godere di un piumone caldo e di Eros nudo sotto, di fianco a lei. Il viaggio fu dolcissimo e vivo di quell’attesa spasmodica di donarsi che solo due innamorati provano, prima di diventare per momenti infiniti una sola cosa. Eros chiuse il bagagliaio con un botto che rimbombò nel garage, e si caricò delle borse. “Ma… Bimba, la spesa, alla fine, gliela abbiamo pagata?” “No! Quel supermercato è conveniente. Dobbiamo tornarci! Ahahahahah!!!” Eros salì le scale, spingendo con il corpo la sua amata Dea, facendosi sotto per sentire il suo corpo, la sua pelle. Un paio di minuti dopo la porta di casa si richiuse alle loro spalle. E il rumore che fece il piumone nel sollevarsi e riabbassarsi, fu quello di due risate gioiose, e di sussurri dolci di amanti.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: white; background-image: none; background-origin: initial; background-position: initial initial; background-repeat: initial initial; color: black; font-family: arial; font-size: 12px; height: 100%; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px;"&gt;&lt;span mce_style="font-size: 12pt;" style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: x-large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;Raccontato da DeaSciamano&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;Alti racconti su&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.priverm.com/"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;RM Privè&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/294432767687489541-82604346754216985?l=priverm.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://priverm.blogspot.com/feeds/82604346754216985/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://priverm.blogspot.com/2010/08/la-dea-fa-la-spesa.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/294432767687489541/posts/default/82604346754216985'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/294432767687489541/posts/default/82604346754216985'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://priverm.blogspot.com/2010/08/la-dea-fa-la-spesa.html' title='La Dea fa la spesa'/><author><name>Staff</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07061784753137768327</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-294432767687489541.post-5307066818732593280</id><published>2010-08-31T11:04:00.004+02:00</published><updated>2010-09-03T13:06:16.904+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Racconti Erotici / Etero'/><title type='text'>La mia cara amica Lisa Cap.3</title><content type='html'>&lt;div style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: white; background-image: none; background-origin: initial; background-position: initial initial; background-repeat: initial initial; color: black; font-family: arial; font-size: 12px; height: 100%; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px;"&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px;"&gt;&lt;span mce_style="font-size: 12pt;" style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;Io ero un po' agitato mentre Lisa era stranamente tranquilla e molto serena; mi chiesi dove era finito tutto l'imbrazzo dei giorni precedenti. Ci fu un momento di silenzio ma poi lei mi disse con un sorriso molto malizioso: "allora cominciamo?". Io le chiesi se non desiderava prima bere qualcosa ma lei mi rispose che voleva cominciare subito in modo da avere tutto il pomeriggio a disposizione. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span mce_style="font-size: 12pt;" style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;Io le chiesi "come vuoi procedere? Mi spogli tu?" ma lei rispose:"No, mi vergogno, fai da solo". Io cominciai a togliermi la cintura ma lei mi disse di togliere prima la maglietta che mi voleva vedere a petto nudo.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span mce_style="font-size: 12pt;" style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;Allora mi tolsi la maglietta, poi la cintura e infine i jeans; ogni indumento che mi toglievo lo lanciavo verso di lei facendola ridere. Rimasi così con soli gli slip indosso, in piedi di fronte a lei. Lisa aveva gli occhi incollati sul mio basso ventre ed ogni tanto si passava la lingua sulle labbra. Nonostante il mio pene fosse ancora a riposo si riusciva a vederne chiaramente la sagoma. Mi fermai e dissi: "Ti piace?" Lisa rispose con voce strozzata: "E' molto carino" ed iniziò ad allungare la mano verso di me; era tutta tremolante. Fece un profondo respiro e finalmente arrivò a toccare il mio pene da sopra gli slip. Per un momento tenne la mano ferma ma poi ci prese gusto e cominciò a tastarmelo per bene; ora aveva un'espressione veramente felice finché mi disse: "Basta scherzare! Ora lo voglio vedere tutto quanto!". Per provocarla io le dissi: "Allora datti da fare perché io non ti aiuterò più! Ora devi fare tutto da sola!" Capì che doveva togliermi lei gli slip e così si avvicinò inserirì i due pollici negli slip lateralmente e inspirò profondamente. Io ero in piedi mentre lei era in ginocchio davanti a me a circa 30 cm. Il suo viso era quindi in posizione perfetta per vedere il mio pene. Ancora qualche secondo e poi abbassò entrambe le mani contemporaneamente; gli slip caddero per terra e lei strabuzzò gli occhi e rimase a bocca aperta piena di stupore. Il mio pene era ancora a riposo e non era quindi particolarmente grande ma era il primo che vedeva ed era lì a soli 30cm dal suo viso. Riuscì solo a dire: "Ohhh è bellissimo" Senza bisogno che la incitassi cominciò a toccarmelo e a muoverlo a destra e a sinistra e a guardarlo da tutte le prospettive. Mi toccò anche i testicoli; ci giocava con entrambe le mani come che fosse un giocattolo; il suo regalino. Ad un certo punto mi chiese: "Perché non è duro? Non sei eccitato?" Era il momento che aspettavo; ora cominciava il piano che avevo architettato durante la notte insonne. Io:"Se vuoi che diventi duro, gliene devi dare un buon motivo. Devi fargli vedere qualcosa anche tu." Lisa: "Dai perfavore, voglio vederlo crescere ed alzarsi" Io: "Mi sembra che tu abbi caldo; perché non ti togli qualcosa? In fondo io sono qui tutto nudo mentre tu sei ancora tutta vestita" Infatti, per l'emozione, Lisa stava sudando parecchio. Ormai era in preda all'eccitazione; diede uno sguardo al mio pene e finalmente si decise. Si allontanò un pochino e cominciò a slacciarsi la camicetta; ormai era mia. Non sarebbe più riuscita a fermarsi; ne ero sicuro. Si tolse la camicetta e rimase con il reggiseno di pizzo bianco; il mio pene cominciò a reagire e ad ingrossarsi. Lisa: "Wow funziona!!" e presa dall'esaltazione del nostro giochetto cominciò a togliersi anche la minigonna inscenando uno strip. Nonostante fossi nudo avevo un caldo incredibile; il mio pene ormai era durissimo e bello dritto (in realţà non è proprio dritto ma leggermente curvo verso sinistra; io dico sempre che è per raggiungere punti che nessun altro ha mai raggiunto prima ;). Lisa aveva uno sguardo veramente soddisfatta; sapeva di essere lei l'artefice di quello che aveva davanti. Io, invece, ero estasiato; avevo di fronte a me una diciotenne favolosa con indosso solamente un reggiseno ed un tanga bianco che fissava il mio cazzo come se fosse il suo unico desiderio. Avrei voluto che quel giorno non finisse mai. Soddisfatta dell'opera Lisa allungò nuovamente le mani e cominciò a toccarlo. Lisa: "Ora sì che è duro!! Ed anche grosso e lungo! Mi piace tantissimo!" Io la lasciai giocare senza dirle niente; volevo vedere cosa avrebbe fatto. Lei lo toccava e si divertiva a tirarlo in basso per poi mollarlo e vederlo svettare all'insù. Dopo un po' cominciò a giocare con la pelle e a tirarla verso il basso fino a scoprire la cappella che ormai era bella rossa. A forza di giocare si stava avvicinando sempre di più; ormai aveva il viso a pochi centimetri dal mio cazzo Lisa: "Ha un odore buonissimo, un odore inebriante che mi riempie tutta" Disse queste parole (che mi riempie tutta) ingenuamente ma io non potei che sorridere e pensare a ben altro per riempirla. Io: "Lisa ti manca solo un senso!" Lisa: "Non capisco" Io: "L'hai guardato (la vista), l'hai toccato (il tatto), l'hai sbattuto da una parte all'altra sentendone il rumore (l'udito) e l'hai annusato (l'olfatto). Ti manca solo di sentirne il gusto!" Lisa, a queste parole, divenne rossissima, si girò e si alzò senza dire niente. Temevo di averla un po' spaventta e quindi andai verso di lei e la abbracciai da dietro stringendola a me. Non avevo pensato che facendo così il mio cazzo duro si sarebbe stretto fra le sue chiappe ma ormai era troppo tardi e soprattutto troppo bello. Comunque lei non cerco di liberarsi e stette ferma. continua...&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span mce_style="font-size: 12pt;" style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;E' il primo racconto che pubblico e quindi tutti i commenti saranno profondamente graditi&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px;"&gt;&lt;span mce_style="font-size: 12pt;" style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;br style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px;" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px;"&gt;&lt;span mce_style="font-size: 12pt;" style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;Raccontato da Andreaoibaf&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px;"&gt;&lt;span mce_style="font-size: 12pt;" style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: x-large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px;"&gt;&lt;span mce_style="font-size: 12pt;" style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;Altri racconti su&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.priverm.com/"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;RM Privè&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/294432767687489541-5307066818732593280?l=priverm.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://priverm.blogspot.com/feeds/5307066818732593280/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://priverm.blogspot.com/2010/08/la-mia-cara-amica-lisa-cap3.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/294432767687489541/posts/default/5307066818732593280'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/294432767687489541/posts/default/5307066818732593280'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://priverm.blogspot.com/2010/08/la-mia-cara-amica-lisa-cap3.html' title='La mia cara amica Lisa Cap.3'/><author><name>Staff</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07061784753137768327</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-294432767687489541.post-1958372701192115961</id><published>2010-08-31T11:02:00.006+02:00</published><updated>2010-09-03T12:44:35.215+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Racconti Erotici / Etero'/><title type='text'>La mia cara amica Lisa Cap.2</title><content type='html'>&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;Lisa era imbarazzatissima e senza guardarmi negli occhi mi disse: "Posso vedere il tuo uccello?" e arrossì. Aveva proprio usato la parola uccello; mi faceva una grandissima tenerezza e sorrisi. Avevo esitato un momento a rispondere e lei ebbe paura che fosse un rifiuto e si girò per scappare via ma io riuscii a prenderla per un braccio e la tirai verso di me e la abbracciai forte forte. Fu un abbraccio lungo e intenso che riuscì a ridarle sicurezza e fiducia. Quando ci staccammo, infatti, aveva il suo solito bellissimo sorriso e mi guardava negli occhi. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;Dato che non dicevo niente mi disse, questa volta un po' di spavalderia: "Fai il prezioso o c'è poco da vedere?". Lisa era furba e aveva toccato il tasto dell'orgoglio maschile ed a questo punto non potevo assolutamente rifiutare la sua richiesta. In realtà, anche se mi ero mostrato titubante, ero felicissimo e la mia mente si era già fatta delle fantasie che andavano ben oltre il farle vedere il mio 'uccello'. Eravamo in mezzo ad un prato con molta gente intorno quindi non potevo di certo tirarlo fuori subito; decidemmo che sarebbe venuta da me il giorno successivo (lunedì). I miei genitori lavoravano e la casa era libera. La domenica passò tranquilla, parlammo molto e ci divertimmo. Io dovetti tranquillizarla dicendole che non pensavo assolutamente che fosse una cattiva ragazza e che era normale che avesse certi desideri. Inoltre le dissi che ero veramente lusingato che lo avesse chiesto a me e non a qualcun'altro; le fecero molto piacere le mie parole. Quel pomeriggio venni anche a sapere che non aveva mai visto un pene dal vero ma solamente su Internet; rimasi molto stupito della cosa dato che Lisa aveva 18 anni ed era una bellissima ragazza. Dovetti fare un grande sforzo per convincerla a chiamarlo cazzo e non uccello; mi faceva troppo ridere la parola uccello. Alla fine comunque Lisa si convinse e mi disse: "domani voglio proprio vedere il tuo cazzo" e scoppiammo entrambi a ridere. Quando venne sera la riportai a casa e la salutai, lei mi diede un bacetto molto vicino alla bocca, mi sorrise, mi fece l'occhiolino e disse: "Ci vediamo domani tutti tre". Quando arrivai a casa dovetti andare in bagno a masturbarmi; era tutto il giorno che ne avevo bisogno ma non avevo voluto dire niente a Lisa. Durante la notte riuscii a dormire molto poco; continuavo a pensare a Lisa, alla mia bellissima Lisa. Eravamo sempre stati molto vicini ma ora il nostro rapporto avrebbe fatto un passo avanti dal quale non si poteva tornare indietro ed io ne ero entusiasta. La mattina andai a lezione ma non riuscii a concentrarmi; rimasi stupito da quanto mi avesse scombussolato Lisa facendomi una semplicissima richiesta. Mentre ero a lezione mi arrivò un sms da Lisa che diceva: "Ha dormito bene il mio uccellino?". Io volevo tenerla un pò sulle spine e così non risposi ma un'ora dopo me ne inviò un altro chiedendomi se per caso avessi cambiato idea. Ovviamente le risposi di no e che non avevo potuto rispondere prima perchè ero a lezione. Finalmente venne il pomeriggio, mancava solo una mezz'ora al nostro appuntamento. Io ero molto eccitato e decisi quindi di masturbarmi; non volevo che mi trovasse in erezione. Poi mi feci una doccia e mi profumai un pò. Volevo essere perfetto per lei. Lisa arrivò puntualissima; aveva una camicetta che ad ogni movimento lasciava scoperto l'ombelico ed una minigonna non troppo corta ma pur sempre mini; per l'occasione si era anche truccata un pochino ed indossava delle scarpe con un tacco di qualche centimetro. continua...&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;Raccontato da Andreaoibaf&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;Alti racconti su &lt;a href="http://www.priverm.com/"&gt;RM Privè&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/294432767687489541-1958372701192115961?l=priverm.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://priverm.blogspot.com/feeds/1958372701192115961/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://priverm.blogspot.com/2010/08/la-mia-cara-amica-lisa-cap2.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/294432767687489541/posts/default/1958372701192115961'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/294432767687489541/posts/default/1958372701192115961'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://priverm.blogspot.com/2010/08/la-mia-cara-amica-lisa-cap2.html' title='La mia cara amica Lisa Cap.2'/><author><name>Staff</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07061784753137768327</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-294432767687489541.post-3623853812928815867</id><published>2010-08-31T10:57:00.016+02:00</published><updated>2010-09-03T12:41:30.662+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Racconti Erotici / Etero'/><title type='text'>La mia cara amica Lisa Cap.1</title><content type='html'>&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;Avevo 20 anni mentre lei 18 appena compiuti; ci conoscevamo da moltissimo tempo, i nostri genitori erano molto amici e avevamo frequentato le stesse scuole con io che la precedevo di due classi. Sono un ragazzo normale, piacente ma non incredibilmente bello. Avevo avuto qualche storie ma nessuna particolarmente importante. Sono di statura medio alta, biondo e con un fisico nella media; non sono grasso e neanche troppo magro.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif; font-size: large;"&gt;Mi chiamo Andrea. Lei invece è Lisa; ha i capelli neri, occhi scuri da cerbiatta, un viso splendido ed una boccuccia adorabile. Il suo fisico, almeno ai miei occhi, è perfetto. E' alta 1 metro e 65, pesa xx (non sono mai riuscito a scoprirlo) e porta una terza di seno. Il suo lato b è il sogno di ogni ragazzo e glielo dicevo spesso facendola arrossire. Nel complesso Lisa è una bellissima ragazza. Conoscendola fin da quando era piccola l'avevo vista svilupparsi nel tempo e non era di certo passata inosservata ai miei occhi ma eravamo troppo amici e quindi non avevo mai osato farmi avanti con lei. Passavamo moltissimo tempo insieme e parlavamo di qualunque cosa; soprattutto lei mi confidava tutto e mi chiedeva spesso consigli. Sapevo che era vergine e che era curiosa di conoscere il sesso ma mai mi sarei aspettato quello che mi avrebbe chiesto quel giorno. Era un pò di tempo che si comportava in modo strano, cominciava a parlarmi ma poi si bloccava abbassando lo sguardo e diventanto rossa. Io non riuscivo proprio a capire; avevamo sempre parlato di tutto senza problemi ed ora era così misteriosa. Per alcuni giorni feci finta di niente per non imbarazzarla ulteriormente ma poi una domenica pomeriggio di giugno, quando eravamo soli sdraiati su prato in una bellissima giornata, le chiesi che cosa volesse dirmi. Ovviamente la tranquillizai dicendole che con me porteva parlare di qualunque cosa, che ci conoscevamo da tanto e che non l'avrei mai giudicata ma sarei sempre stato al suo fianco. Dopo le mie parole acquistò coraggio e mi sorrise; un sorriso stupendo che mi fece battere forte forte il cuore; inspirò profondamente e mi disse.... continua... E' il primo racconto che pubblico e quindi tutti i commenti saranno profondamente graditi&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;Raccontato da Andreaoibaf&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;Atri racconti su &lt;a href="http://www.priverm.com/"&gt;RM Privè&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/294432767687489541-3623853812928815867?l=priverm.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://priverm.blogspot.com/feeds/3623853812928815867/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://priverm.blogspot.com/2010/08/avevo-20-anni-mentre-lei-18-appena.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/294432767687489541/posts/default/3623853812928815867'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/294432767687489541/posts/default/3623853812928815867'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://priverm.blogspot.com/2010/08/avevo-20-anni-mentre-lei-18-appena.html' title='La mia cara amica Lisa Cap.1'/><author><name>Staff</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07061784753137768327</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
